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“Gli Usa non sono in declino”: così la guerra in Iran fa cambiare idea alla Cina

Dopo le operazioni contro Iran e Venezuela, diversi analisti cinesi rivedono la narrativa sul declino di Washington: gli Stati Uniti restano una potenza militare capace di colpire ovunque con rapidità e tecnologia

“Gli Usa non sono in declino”: così la guerra in Iran fa cambiare idea alla Cina
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Gli ultimi sviluppi militari in Medio Oriente stanno spingendo svariati analisti cinesi a rivedere la narrativa che vorrebbe gli Stati Uniti in declino. Le operazioni condotte da Washington insieme a Israele contro la leadership iraniana, culminate nell’uccisione della guida suprema Ali Khamenei e di numerosi comandanti militari, hanno mostrato una capacità di proiezione militare che molti osservatori ritenevano ormai ridimensionata. L’azione di Washington contro Teheran è arrivata tra l'altro poche settimane dopo un’altra operazione ad alto impatto, il blitz delle forze speciali statunitensi che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro. Due interventi rapidi e altamente coordinati che, secondo diversi studiosi cinesi, dimostrerebbero come gli Stati Uniti continuino a possedere strumenti militari e tecnologici difficilmente eguagliabili nel mondo.

La forza degli Usa

Secondo analisi citati dal South China Morning Post, tra gli studiosi cinesi sta emergendo una riflessione più prudente sulla reale capacità di potenza americana. Shi Yinhong, professore di relazioni internazionali alla Renmin University di Pechino, sostiene per esempio che le operazioni in Iran e Venezuela evidenziano non solo la superiorità militare statunitense, ma anche l’evoluzione dei suoi metodi di guerra. A condividere questa valutazione è anche Zheng Yongnian, politologo e consigliere governativo, secondo cui gli Stati Uniti conservano una forza economica formidabile e una potenza militare senza rivali su scala globale.

A detta di Zheng, la capacità bellica americana dipende soprattutto dalla volontà politica di utilizzare questa potenza. In altre parole, quando Washington decide di agire, può ancora farlo con una rapidità e una precisione che pochi altri attori internazionali sono in grado di replicare. Gli analisti citano poi una serie di precedenti storici per sostenere questa tesi: dalla caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003 all’uccisione del leader di al Qaeda Osama bin Laden nel 2011, fino alle operazioni più recenti.

Una narrativa da rivedere?

Queste valutazioni mettono in discussione una narrativa che negli ultimi anni si era rafforzata nell’opinione pubblica cinese. Una lettura alimentata da diversi fattori: le tensioni politiche interne negli Stati Uniti, le disuguaglianze economiche, la polarizzazione sociale e le difficoltà nei rapporti con alcuni alleati tradizionali. Anche la rielezione di Donald Trump nel 2024 aveva contribuito a far crescere una simile percezione di crisi del sistema politico americano.

Parallelamente, i progressi tecnologici e militari cinesi - dall’intelligenza artificiale ai nuovi missili ipersonici - avevano rafforzato l’idea che il divario di potenza tra Washington e Pechino si stesse rapidamente riducendo. Tuttavia le recenti operazioni militari statunitensi stanno costringendo molti osservatori a un’analisi più realistica.

La vera forza degli Stati Uniti? Per molti analisti

cinesi resta la capacità di applicare rapidamente tecnologie avanzate sul campo e di coordinare operazioni militari complesse su scala globale. Al netto delle difficoltà interne e delle tensioni politiche.

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