A Washington è tornata la paura. La sparatoria durante la tradizionale cena dei corrispondenti della Casa Bianca – uno degli eventi simbolo del giornalismo politico americano – riapre interrogativi su sicurezza, radicalizzazione e clima politico negli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha collegato direttamente l’episodio al movimento “No Kings”, affermando che "è il motivo per cui esistono persone del genere".
Ma cosa sappiamo davvero dell’attentatore, del gruppo “Wide Awakes”? E soprattutto: esiste un legame strutturato fra questi movimenti?
Chi è l’attentatore e cosa sappiamo finora
Le autorità hanno identificato il sospetto in Cole Tomas Allen, 31 anni, residente a Torrance, un sobborgo di Los Angeles, fermato dopo aver aperto il fuoco nei pressi dell’hotel che ospitava l’evento. Secondo le ricostruzioni, l’uomo era pesantemente armato e avrebbe agito con motivazioni politiche, mirando a esponenti dell’amministrazione. L’attacco ha provocato il ferimento di un agente dei servizi segreti, salvato dal giubbotto antiproiettile, mentre il presidente e gli altri ospiti sono stati evacuati rapidamente.
Un elemento chiave è il file inviato prima dell’attacco, contenente posizioni radicali e fortemente anti-Trump, ora al centro delle verifiche degli investigatori. Allen avrebbe inviato ai suoi genitori il suo “manifesto”. Nel testo, l'aggressore ha spiegato i motivi del suo gesto, sottolineando: “sono cittadino degli Stati Uniti d'America, le azioni dei miei rappresentanti si riflettono su di me” e “non sono più disposto a permettere a un pedofilo, stupratore e traditore di macchiarmi le mani con i suoi crimini”, riferendosi al presidente degli Stati Uniti.
Pochi istanti prima dell'attacco, Allen ha anche inviato ai familiari un biglietto di scuse ai genitori, ai colleghi, agli studenti, ai passanti e ad altri per quello che stava per fare, secondo una trascrizione di alcuni scritti di Allen fornita alla NBC News da un alto funzionario dell'amministrazione. "Non mi aspetto il perdono", ha scritto Allen. "Ribadisco le mie più sincere scuse."
“Wide Awakes”: un collettivo fluido
Secondo alcune fonti, l’uomo avrebbe avuto contatti con i “Wide Awakes”, un collettivo progressista contemporaneo ispirato a un movimento storico dell’Ottocento legato all'abolizionismo. Oggi i “Wide Awakes”, rifondati nel 2020 da un gruppo di artisti, si presentano come una rete decentralizzata, senza leadership definita, che utilizza arte e performance per promuovere attivismo politico e sociale. La loro identità pubblica è legata a iniziative creative e non violente.
Il gruppo si definisce una "rivisitazione" moderna dell'organizzazione formatasi durante le elezioni presidenziali del 1860, composta da sostenitori antischiavisti del presidente Abraham Lincoln. I membri originari erano noti per organizzare chiassose manifestazioni di sostegno al presidente repubblicano in tutta New York e in altre città del nord durante il periodo precedente alle cruciali elezioni che precedettero la Guerra Civile.
È però cruciale sottolineare che l’appartenenza dell’attentatore al gruppo non è confermata in modo definitivo e che al momento non esistono prove che il collettivo sostenga o promuova azioni violente.
Movimento “No Kings” e lo scontro politico negli Usa
Secondo quanto emerso, l’attentatore aveva partecipato a una manifestazione “No Kings” in California. Nell’intervista a 60 Minutes, Trump ha quindi collegato l'episodio al clima politico e alle proteste anti-governative, citando il movimento "No Kings": “Il motivo per cui ci sono persone del genere è che ci sono persone che fanno parte del movimento ‘No Kings’… Io non sono un re.”
Vi è poi stato nella stessa trasmissione uno scontro diretto con la giornalista Norah O'Donnell, accusata di aver letto un estratto del manifesto. "Stavo aspettando che lo leggesse, perché sapevo che lo avrebbe fatto: siete persone terribili", ha detto Trump, respingendo le accuse: "Non sono un pedofilo. Non ho violentato nessuno. Sono stato completamente scagionato".
Alla replica della giornalista, che ha ricordato come si trattasse delle parole dell'attentatore, il presidente ha insistito: "Non dovrebbe leggerle a '60 Minutes'. È una vergogna. Ma vada avanti, finiamo l'intervista".