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Disprezzo per Donald e Nato: la sinistra riscopre l’ebbrezza dell’antiamericanismo più duro

Schlein e Provenzano registi del pericoloso piano: allentare l’asse con Washington

Disprezzo per Donald e Nato: la sinistra riscopre l’ebbrezza dell’antiamericanismo più duro

Il silenzio sull'attentato a Donald Trump, l'estasi per il modello Sánchez e il no al blitz contro il dittatore Maduro (prima foto): il Pd riscopre l'ebbrezza per l'anti-americanismo. I riformisti, in silenzio e piegati dalla linea di Elly Schlein, buttano la palla in tribuna: «Il problema non sono gli Stati Uniti ma Trump». Un altro riformista al Giornale mette le mani avanti su possibili cambi di posizionamenti nel Pd: «Non credo che il Pd possa mai avere una linea anti americana». Gli indizi però di una svolta anti-Washington confermano il graduale smarcamento del partito democratico dalla linea atlantica. Senza contare i messaggi di amore di Massimo D'Alema verso Pechino. Però, senza scomodare i padri nobili della sinistra, il Pd di Elly Schlein dà l'idea, con fatti, atti e dichiarazioni, di voler allentare l'asse tra Roma e Washington. E non stiamo parlando di centri sociali e gruppettari. Ma di dirigenti del Pd, che in caso di vittoria del campo largo, sarebbero chiamati ad assumere incarichi di governo. Peppe Provenzano (seconda foto), responsabile Esteri dei democratici e candidato a prendere il posto di Antonio Tajani alla Farnesina in caso di cambio di governo, indica la rotta a un futuro esecutivo di centro-sinistra: «Basta compiacere agli Usa» dice a Maria Teresa Mieli che lo intervistava per il Corriere il 7 marzo scorso. La linea in politica estera al Pd la detta Provenzano che il primo aprile scorso (non è un pesce d'aprile) parlando dello stop del governo Meloni all'uso delle basi di Sigonella per i caccia americani, rilanciava: «Non basta. Operazione cosmetica, serve un rifiuto chiaro e definitivo». Sintesi: il governo Pd vuole rompere l'alleanza militare con Washington.

Quest'allergia all'alleato è palpabile in queste ore. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha subìto il terzo tentativo di attentato. Ma nessuno dal fronte Pd ha espresso solidarietà al presidente Usa. Anzi si cavalcano tesi complottiste. E anche qualche giornale amico va dietro alla linea anti-Usa del Pd. La segretaria dei democratici Elly Schlein ha tolto la maschera in occasione del blitz americano contro il sanguinario dittatore venezuelano Nicholas Maduro. Tra un dittatore in meno e la narrazione anti-americana prevale la seconda. Ecco cosa dichiarava Schlein: «L'azione militare di Trump in Venezuela configura un'aggressione a uno Stato sovrano che viola palesemente il diritto internazionale. La democrazia non si esporta con le bombe, questo la storia lo ha già dimostrato e con costi drammatici». Sembra di rileggere le dichiarazione della sinistra italiana ai tempi di Bush: «La democrazia non si esporta con le bombe in Iraq». Quali bombe? Quelle di D'Alema erano bombe democratiche. Il terzo indizio della spinta anti-Usa del Pd lo si ricava dell'amore politico tra Schlein e Sánchez. La leader del Pd parla chiaramente di modello Sánchez per la sinistra italiana. La Spagna diventa il centro di addestramento per la sinistra italiana per prepararsi a una sterzata anti-americana anche in Italia.

Di quale modello spagnolo stiamo parlando? Sicuramente non quello della

disastrosa gestione dei flussi migratori ma lo schema di conflitto perenne con Trump. Tant'è che si paventa l'uscita della Spagna dalla Nato. Chissà magari l'uscita dell'Italia dalla Nato è un'opzione che appassiona anche il Pd.

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