C'è un detto in Italia, che ci portiamo dietro dai tempi dei furbetti del quartierino. Il filosofo de noantri al secolo Stefano Ricucci, prima del capitombolo finanziario più rocambolesco dei tempi recenti, ci deliziò con una massima vietata dal woke della sinistra. Ma la censura, come si sa, vale solo per gli altri. Perché quei signori così bacchettoni da prendersela per la parola «culo», in quel famoso epitaffio, fanno proprio come diceva lui, in questo caso gli iraniani con il velo degli altri. E ci troviamo nell'Italia di sempre, dove i progressisti armati di morale e costituzione, pronti al banchetto contro ogni riforma, bercianti al fascismo che ritorna, sono pronti a difendere l'Iran e il suo ayatollah Ali Khamenei, defunto sotto i colpi dell'attacco americano e israeliano contro il covo del terrorismo islamista mondiale, pur di non dare ragione all'odiato Donald Trump. Peccato che mentre i loro sodali di casa nostra, organizzati in moschee e centri culturali, partiti della sharia e petizioni per il ramadan a scuola piangono la morte del capo del Terrore anti occidentale, sono proprio gli iraniani veri, fuggiti se dio vuole dal regime, a rispondere per le rime a questa sinistra ossessionata dall'America: «Dove eravate voi quando i pasdaran uccidevano migliaia di innocenti a Teheran?». Una domanda che ci facciamo tutti. Perché la passione per i filo terroristi che ha infiammato la sinistra di casa nostra ha dell'incredibile. O forse no.
Se pensiamo che al Pride, gay e lesbiche nostrani, pardon Lgbtq+, hanno cacciato al grido di assassini gli omosessuali israeliani. Unici nel Medioriente a vivere una democrazia dove due uomini o due donne possono starsene tranquilli.