La flotta militare russa continua a muoversi con modalità insolite nel Mediterraneo occidentale, stazionando da giorni in acque internazionali davanti alla costa orientale della Sardegna. La scena, seguita con crescente attenzione tra una formazione navale che cambia rotta senza spiegazioni ufficiali, navi con sistemi di tracciamento spenti e un’attività di sorveglianza aerea e navale italiana intensificata nelle ultime ore.
Secondo quanto riferito, la squadra è composta dal cacciatorpediniere Severomorsk, dalla petroliera Kama e dal cargo Sparta IV, e continua a procedere a velocità costante tra i 10 e gli 11 nodi lungo un tragitto ripetitivo tra nord e sud, davanti all’Ogliastra. L’unica unità tracciabile con trasponder attivo risulta essere la Sparta IV, mentre le altre due imbarcazioni mantengono un profilo più opaco, alimentando interrogativi sulla natura reale della missione. Del Severomorsk e dello Sparta IV avevamo parlato da queste colonne il 10 gennaio scorso, quando il convoglio aveva fatto ingresso nel Mediterraneo.
SPARTA IV (9743033), along with the Russian Navy tanker RFS Kama and the destroyer RFS Severomorsk, is still ~60km from Sardinia coast.
— The Pantelleria Watch (@PantelleriaW) February 5, 2026
A @GDF airplane had been patrolling the area and now it seems bound to Rome-Pratica di Mare AB (LIRE). pic.twitter.com/mpnzUFJhMs
Rotte cambiate e segnali spenti: cosa non torna
L’elemento che più colpisce è la deviazione improvvisa rispetto alla rotta attesa. Inizialmente diretta verso Gibilterra, la formazione avrebbe cominciato a modificare il percorso già nello Ionio e poi, dopo aver superato la Sicilia, avrebbe puntato decisamente verso nord. Da circa 36 ore, secondo ricostruzioni basate su osservazioni e tracciamenti disponibili, il gruppo prosegue una navigazione ripetitiva davanti alle coste sarde, con il cargo Sparta IV che in più occasioni avrebbe interrotto o ridotto la trasmissione dei segnali radio.
Questo comportamento si inserisce in una tendenza più ampia osservata negli ultimi mesi nel Mediterraneo: l’impiego di unità mercantili legate a Mosca, talvolta ricondotte alla cosiddetta “flotta ombra”, che operano con livelli ridotti di trasparenza elettronica. Non è un dettaglio tecnico: in una regione dove transitano infrastrutture strategiche, traffico energetico e rotte militari, spegnere i sistemi di identificazione equivale a scatenare incertezza deliberata.
L’Italia alza il livello di controllo: navi e aerei in assetto di sorveglianza
La risposta italiana si è manifestata con un’attività di controllo ravvicinato che ha coinvolto sia assetti navali sia aerei. In area ha operato un ATR della Guardia di Finanza, mentre la Marina Militare segue costantemente la situazione nell’ambito dell’Operazione “Mediterraneo Sicuro”. Lo stesso dispositivo operativo, spiegano fonti militari, è orientato al monitoraggio continuo delle unità russe e dei mercantili riconducibili alla rete logistica che sostiene la proiezione russa verso Africa e Medio Oriente.
Il quadro operativo, nelle ultime ore, è apparso ancora più intenso: osservatori hanno segnalato il coinvolgimento di velivoli ad alta capacità di sorveglianza elettronica, un livello di attenzione che richiama scenari tipici di monitoraggio strategico, più che di semplice pattugliamento costiero. L’immagine complessiva è quella di una partita di controllo e contro-controllo, in cui ogni miglio percorso viene analizzato come potenziale segnale politico oltre che militare.
Mosca in attesa o in ricognizione?
Una delle spiegazioni che circolano in ambienti di monitoraggio marittimo è che la flottiglia stia cercando riparo dalle condizioni meteo proibitive previste nel Canale di Sardegna, con mare agitato e venti tra i 20 e i 25 nodi. Una lettura che collega la permanenza davanti alla Sardegna alla difficoltà di attraversare la zona in direzione Gibilterra. La formazione, infatti, dovrebbe raggiungere Kaliningrad attraverso l’Atlantico, con arrivo previsto il 17 febbraio.
Tuttavia, questa interpretazione non dissolve tutti i dubbi. Le unità coinvolte, in particolare il Severomorsk, sono navi militari progettate per operare in mari ben più duri di quello Mediterraneo. A rendere più sensibile la presenza del convoglio è soprattutto la figura dello Sparta IV, cargo spesso citato in cronache internazionali per la sua associazione a trasferimenti logistici russi.
Per questo, la permanenza prolungata in una rotta “a pendolo” continua a essere letta anche come una manovra deliberata: una possibile attesa di altri mercantili da scortare, oppure un’azione di osservazione indiretta sulle esercitazioni e sulle attività aeronavali occidentali che nelle scorse giornate hanno interessato il Mediterraneo occidentale.