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Giorgia Meloni ringrazia "un alleato". Ma nel governo c’è chi sorride

Il leader uscente è stato spesso d’impaccio per la premier. Ostacolando l’Italia su Russia, migranti e patto di stabilità

Giorgia Meloni ringrazia "un alleato". Ma nel governo c’è chi sorride
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Palazzo Chigi ha atteso il voto in Ungheria in una condizione «win win». Nessuno al governo ha mai temuto contraccolpi dall'esito delle elezioni magiare. «Congratulazioni per la chiara vittoria elettorale a Peter Magyar, al quale il governo italiano augura buon lavoro - il commento a caldo della premier Giorgia Meloni -. Italia e Ungheria sono legate da un profondo legame di amicizia e sono certa che continueremo a collaborare con spirito costruttivo nell'interesse dei nostri popoli e delle comuni sfide a livello europeo e internazionale. Ringrazio il mio amico Victor Orban per l'intensa collaborazione di questi anni e so che anche dall'opposizione continuerà a servire la sua nazione».

La sconfitta di Orban non segna alcuna battuta d'arresto per Meloni (foto). La sinistra, al contrario, legge nella vittoria di Magyar l'inizio della spallata alle destre in Europa. Per la premier l'esito è influente per la tenuta della maggioranza. Anzi, il ragionamento di chi le sta accanto spiazza un po' gli osservatori. Orban per Meloni non è certo un avversario come lo può essere il primo ministro spagnolo Sanchez. Piuttosto che il numero uno dell'Eliseo Macron. Però, in Europa quell'amicizia tra Orban e Meloni in passato è stata una palla al piede per il governo italiano. Il rapporto Orban-Meloni è passato dall'infatuazione a un graduale processo di smarcamento. Non è un caso che in Europa Fdi e Fidez (il partito di Orban) siano in due gruppi diversi. La Meloni di governo è meno orbaniana di quanto voglia far passare la sinistra. E qui il ragionamento dei consiglieri più ascoltati da Meloni si fa concreto: «Si pensi alla posizione di Orban sulle sanzioni alla Russia. In Ue il governo ungherese si è sempre opposto. A differenza di Meloni che ha sempre avuto una posizione netta sul conflitto in Ucraina». Ecco, allora, che quell'amicizia con Orban è stata molte volte usata dalla sinistra per bastonare il governo Meloni. Ora l'arma è tolta dal tavolo. Da ieri notte, con la vittoria di Magya si rafforza l'asse tra Roma e Budapest proprio in chiave anti-Putin. Ma non solo sulla Russia. Orban in Europa è stato molte volte un ostacolo concreto agli interessi italiani. «Si pensi alla chiusura dei confini sull'immigrazione» rincara la nostra fonte. La linea ungherese è stato un ceffone alle richieste di redistribuzione invocata dall'Italia nei momenti di grande emergenza. E poi ancora sulla revisione del patto di stabilità. Anche qui tante volte gli interessi italiani sono entrati in conflitto con quelli ungheresi. Il paragone è con l'amministrazione Biden negli Usa. La vittoria di Trump (al pari di un'eventuale conferma di Orban) ha creato più difficoltà di quante ne abbia creato il democratico Biden. La sconfitta di Orban smentisce la sinistra anche sulla narrazione del vento che cambia in Europa. Magya è un delfino dissidente di Orban. L'Ungheria non vira a sinistra ma resta nell'area di centrodestra. Da ieri sera con una connotazione più di centro popolare che destra. Contenta la sinistra di casa nostra. L'unico che in Italia giocava una propria partita interna sul voto in Ungheria è stato Matteo Salvini. Il vicepremier ha fatto del rapporto con Orban un punto chiave dell'azione politica della Lega in Europa, conserva più affinità con Orban.

A cominciare dalla linea sull'Ucraina e sulle sanzioni contro Mosca. Con Orban in caduta, si rafforza l'ala pro Ucraina anche nel governo Meloni. Da ieri notte la leader di Fdi avrà forse un alleato più affidabile in Europa.

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