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Giorno del Ricordo a Madrid, memoria e responsabilità civile al centro del dialogo europeo

All’Istituto Italiano di Cultura una serata di riflessione storica, testimonianza e impegno culturale

Giorno del Ricordo a Madrid, memoria e responsabilità civile al centro del dialogo europeo

La memoria come dovere civile, come strumento di consapevolezza democratica e come responsabilità condivisa all’interno dell’Europa. È attorno a questi valori che si è sviluppata la commemorazione del Giorno del Ricordo, svoltasi lunedì sera, 9 febbraio, all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, sotto l’egida dell’Ambasciata d’Italia in Spagna. Un appuntamento di alto profilo istituzionale e culturale, dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

Il ruolo centrale dell’Istituto Italiano di Cultura

A sottolineare il significato dell’iniziativa è stata innanzitutto Elena Fontanella, Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, che ha ribadito come il Giorno del Ricordo rappresenti “un’occasione essenziale per favorire la conoscenza storica e il confronto consapevole, attraverso strumenti culturali capaci di parlare a pubblici diversi”.

Nel suo intervento, Fontanella ha evidenziato la missione dell’Istituto come luogo di dialogo e approfondimento: “L’incontro con il Senatore Menia e la proiezione cinematografica intendono offrire uno spazio di riflessione in cui la memoria si traduca in consapevolezza critica e dialogo”. Una visione che ha guidato l’intera serata, costruita come un percorso che ha unito storia, testimonianza e linguaggio artistico.

La direttrice ha inoltre ricordato il valore simbolico dei territori giuliano-dalmati, definiti “terre di confine, terre cuscinetto”, storicamente legate all’Italia e da sempre crocevia di culture, identità e tensioni.

La memoria come valore civile

Ad aprire ufficialmente l’incontro è stato l’ambasciatore d’Italia in Spagna, Giuseppe Buccino Grimaldi, che ha definito il Giorno del Ricordo “un momento di riflessione collettiva di grande valore civile e storico”, nato per “restituire voce e dignità a una pagina atroce del Novecento europeo, segnata da violenze, persecuzioni e indicibili sofferenze”.

L’ambasciatore ha ricordato come “migliaia di persone furono vittime di un esodo forzato, che spezzò legami, comunità e identità”, sottolineando con chiarezza che le foibe non possono essere interpretate come una semplice reazione alla politica fascista, ma vadano riconosciute come “una vera e propria pulizia etnica”.

Vigilanza democratica e appartenenza europea

Nel suo discorso, Buccino Grimaldi ha poi ampliato lo sguardo al presente, rimarcando come la memoria storica resti oggi “uno strumento essenziale di vigilanza civile e di educazione alla pace”, soprattutto in un contesto internazionale segnato da conflitti, nazionalismi e nuove forme di intolleranza. Da qui il richiamo al valore della comune appartenenza all’Unione europea come spazio di riconciliazione, dialogo e responsabilità condivisa.

Il dialogo con Roberto Menia

Fulcro della serata è stato il confronto con il senatore Roberto Menia, primo firmatario della legge istitutiva del Giorno del Ricordo e autore del volume 10 febbraio. Dalle foibe all’esodo, in dialogo con Francesco Del Vigo, vicedirettore de Il Giornale.

Menia ha intrecciato la ricostruzione storica con la propria vicenda personale, raccontando come la sua scelta politica sia nata dal legame familiare con il confine orientale: “A 14 anni compresi che l’ultima parte dell’Istria dove era nata mia madre era perduta per sempre”. Un racconto che ha riportato al centro il dramma della “mattanza” e del “grande esodo di 350mila italiani, accolti nei campi profughi d’Italia dietro il filo spinato, costretti a ricominciare da zero”.

Il silenzio e la riconciliazione

Il senatore ha ricordato come per decenni le foibe siano state coperte da “una pietra tombale” e da un silenzio di Stato, dovuto sia alle fratture interne al movimento partigiano sul confine orientale, sia a ragioni di opportunità politica internazionale. L’istituzione del Giorno del Ricordo ha rappresentato, secondo Menia, “un grande atto di giustizia e di riconciliazione”, pur mettendo in guardia da una “regressione pericolosa” e da nuove forme di negazionismo nel dibattito pubblico.

Le associazioni e la memoria condivisa

Alla serata hanno partecipato anche le realtà associative italiane presenti in Spagna. Il presidente del Fogolâr Furlan di Madrid, Mauro Lodolo, ha parlato di “una pagina tragica della nostra storia, che va ricordata per rammentarci ciò che la natura umana non dovrebbe mai fare, ma che purtroppo tende a ripetere”.

Presente anche il Comites Madrid, con il presidente Andrea Lazzari, che ha sottolineato il dovere degli italiani all’estero di ricordare e onorare le vittime innocenti: “Ricordare significa non dimenticare, affinché il passato ci insegni il valore della pace, del dialogo e della solidarietà”.

Il cinema come strumento di consapevolezza

A chiudere l’iniziativa è stata la proiezione del film “Red Land - Rosso Istria” di Maximiliano Hernando Bruno. Un’opera che, come è stato sottolineato nel corso della serata, riesce a trasformare la memoria storica in esperienza emotiva, rendendo la conoscenza anche responsabilità verso le nuove generazioni.

Un impegno culturale che guarda al futuro

La commemorazione del Giorno del Ricordo all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid si è confermata così non solo come momento di memoria, ma come esempio concreto di come la cultura possa farsi strumento di consapevolezza civile.

Un impegno fortemente voluto e promosso dall’Istituto e dalla sua direttrice Elena Fontanella, che ha ribadito il ruolo centrale della cultura nel custodire il passato e nel costruire un futuro fondato sul dialogo, sulla verità storica e sul rispetto delle identità.

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