È un manuale di chirurgia navale che mescola diplomazia, cautela e interessi energetici ed economici quello a cui si stanno affidando almeno 40 Paesi: tra cui un'Italia chiamata in causa dagli alleati per sbloccare lo stallo nello Stretto di Hormuz. Operazione tutta da costruire e senza dar l'impressione alla Repubblica islamica di prendere parte al conflitto.
Chiamati da Londra e Parigi a ipotizzare una Coalizione dei Volenterosi, sono aumentati in pochi giorni gli Stati interessati a partecipare quanto meno alle discussioni per valutare azioni a presidio della strettoia che separa il Golfo Persico dall'oceano: passaggio commerciale paralizzato prima dai pasdaran e, dalle 16 di ieri, dal blocco navale trumpiano per navi in partenza o arrivo nei porti iraniani. Il vertice dei nuovi Volenterosi previsto questa settimana dovrebbe svolgersi in virtuale, ha detto ieri il premier britannico Starmer (in foto) confermando l'annuncio del francese Macron: tavolo co-presieduto per sbloccare Hormuz. Almeno 40 Paesi inclusi Canada, Australia, Giappone e partner del Golfo oltre a una pattuglia europea provano a oliare la riapertura. Dialogo con la leva del portafoglio. Starmer ieri si è però smarcato dal blocco proclamato da The Donald; a Fox news, Trump ha dichiarato invece che «Regno Unito e un paio di altri Paesi stanno inviando dragamine». La Perfida Albione ha proposto piuttosto ai 40 Volenterosi un atto per «salvaguardare la navigazione una volta terminato il conflitto». Ed anche l'Alto rappresentante Ue, Kallas, ha invocato la creazione di una coalizione marittima in Consiglio di Sicurezza dell'Onu. L'Ue, dice, respingerà qualsiasi accordo che limiti la libera navigazione.
Una crisi prolungata potrebbe trasformarsi in una catastrofe agroalimentare globale, è intanto l'allarme della Fao. Ma come proteggere le navi, senza navi? Solo un mandato Onu sbloccherebbe le perplessità del governo italiano, tirato per la giacca per il potenziale contributo dei dragamine della Marina. L'Italia ha 8 cacciamine specializzati in queste operazioni; le navi delle classi Lerici e Gaeta dotate di sonar e veicoli subacquei filoguidati; dovrebbero viaggiare lentamente diventando potenziali bersagli dei pasdaran. Le Nazioni Unite hanno ricordato che nessun Paese ha il diritto di bloccare il traffico a Hormuz, dove gli Usa provano ora a fiaccare le entrate dell'Iran legate al petrolio. I Volenterosi chiedono all'Onu di tracciare invece una rotta sicura. Un corridoio da presidiare con l'eventuale sì dell'Iran. Si va quindi in pressing su Paesi che trovano ascolto a Teheran. Ieri gli ayatollah hanno confermato contatti con l'India, ma nulla di più. Infine, servirebbe un voto in Assemblea generale.
Con le crescenti proteste contro il caro-carburante, e con la Commissione europea che ha bacchettato il fai-da-te della Spagna che ha ridotto del 10% l'Iva sulla benzina in violazione della normativa comunitaria, l'Ue ha annunciato misure per aiutare i 27.
Von der Leyen le presenterà ai leader al vertice che si terrà la prossima settimana a Cipro. Pressoché tutte le cancellerie Ue ritengono impensabile andare avanti per settimane con l'incertezza di non ricevere petrolio e Gnl da quell'area.