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Iran, il M5S si astiene dalla risoluzione contro la repressione del regime: è l'unico partito

La senatrice Craxi: "Inclinazione preoccupante verso le autocrazie". Maurizio Lupi: "Incomprensibile decisione". Ma per Conte l'importante è attaccare il governo per Al-Masri

Iran, il M5S si astiene dalla risoluzione contro la repressione del regime: è l'unico partito
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Il mondo occidentale si è schierato con il popolo iraniano, sceso in strada per protestare contro il sanguinario regime degli ayatollah. E mentre gli Stati Uniti - forse - preparano un intervento militare, le istituzioni italiane si muovono per prendere una posizione chiara, ma non tutti i partiti si schierano contro la dittatura teocratica di Ali Khamenei. Il Movimento 5 stelle, infatti, è stato l'unico partito a non firmare la risoluzione presentata da Stefania Craxi, esponente di FI e presidente della commissione Affari Esteri in Senato.

Secondo la senatrice, la scelta dei grillini, "calata dall'alto", "risponde non solo a logiche strumentali interne al cosiddetto 'campo largo' e al bisogno dei pentastellati di marcare a ogni costo la propria diversità, ma lascia anche intravedere una preoccupante inclinazione verso un sistema di alleanze internazionali vicino alle principali autocrazie globali con una spiaccicata vocazione anti-occidentale".

La decisione del partito di Conte è stata giudicata negativamente anche dal presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi: "La ferocia del regime iraniano non può essere tollerata oltre. La coraggiosa lotta del popolo iraniano deve ricevere tutto il sostegno e la forza che merita la battaglia per la libertà e la democrazia. Stupisce l'incomprensibile astensione del M5s in commissione Esteri-Difesa al Senato proprio mentre sarebbe necessaria una mobilitazione di tutte le forze democratiche, senza distinzioni, per rafforzare la pressione diplomatica sul regime degli ayatollah e per far sentire a questo popolo martoriato il sostegno dell'Italia". Dello stesso tenore anche il commento della forzista Licia Ronzulli, secondo qui scegliere il silenzio in un momento in cui il regime degli ayatollah sta massacrando i ragazzi e le ragazze scese in piazza per i propri diritti significa "stare dalla parte sbagliata della storia".

Il leader dei pentastellati Giuseppe Conte si è espresso sulla decisione del suo partito, in un post che sui social dove la difesa di una presa di posizione viene immediatamente utilizzata come volano per attaccare il governo Meloni, dando un chiaro, ennesimo segnale del fatto che per l'opposizione l'unica cosa che conta davvero è andare contro l'esecutivo. "Avevamo chiesto una cosa semplice", ha scritto l'ex premier. "Mettere nero su bianco in quel testo la nostra contrarietà ad azioni militari unilaterali, condotte fuori dal quadro del diritto internazionale, che coprono altri interessi rispetto alla libertà di tanti giovani, tanti cittadini iraniani che vogliono mettere fine alla tirannia. Ci hanno detto no. Quindi abbiamo deciso di astenerci". Secondo Conte, la presenza di questo passaggio era "fondamentale", soprattutto perché, secondo lui, la "dottrina Meloni-Tajani" implica che siano gli Stati Uniti a decidere quanto vale il diritto internazionale.

"Per il governo Meloni il diritto internazionale non vale per il criminale Al-Masri, che ha rimpatriato con tutti gli onori di un volo di Stato. Non vale nella Striscia di Gaza, dove il governo italiano è rimasto complice silente del genocidio compiuto dal governo Netanyahu".

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