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Italia contro i pasdaran. La rabbia di Teheran

Convocata l'ambasciatrice dopo l'iniziativa di inserire le "Guardie" nella lista dei terroristi

Italia contro i pasdaran. La rabbia di Teheran
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Scoppia lo scontro fra Iran e Italia. La Repubblica islamica ha convocato l'ambasciatrice a Teheran Paola Amadei dopo che ha definito «irresponsabili» le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani «sulle Guardie Rivoluzionarie». Cosa ha innescato lo scontro? Tajani ha annunciato che domani, in occasione del consiglio Affari Esteri a Bruxelles, proporrà di inserire i Pasdaran nell'elenco delle organizzazioni terroristiche. L'Italia si allinea dunque alla posizione di Berlino e Washington per isolare le Irgc, diventate in Iran un corpo più potente dell'esercito e un leviatano economico che controlla i settori più remunerativi dell'industria con ramificazioni all'estero. Per Teheran «qualsiasi sanzione avrà conseguenze dannose». Dunque, la richiesta è stata che l'Italia dovrebbe «rivedere il suo atteggiamento avventato». Ma il ministro Tajani ha risposto secco sul tema: «Non è colpa nostra se in Iran c'è stata una carneficina». Il figlio dell'ultimo Scià Reza Pahlavi lo ringrazia: «È tempo di agire con decisione a sostegno del coraggioso popolo iraniano».

Lo scontro con l'Italia si consuma mentre il presidente Donald Trump ha ricevuto diversi rapporti dell'intelligence statunitense che segnalano un indebolimento della presa del regime nella Repubblica islamica, che sarebbe al suo punto più basso da quando lo Scià fu rovesciato durante la rivoluzione del 1979. Le proteste scoppiate alla fine dello scorso anno, hanno scosso la teocrazia, soprattutto perché hanno raggiunto aree del Paese che si ritenevano fossero roccaforti del sostegno all'ayatollah Ali Khamenei, la guida suprema dell'Iran. Sebbene la rivolta si sia placata, il regime oscurantista rimane in una posizione difficile, anche perché l'economia iraniana è al collasso. L'esercito statunitense ha rinsaldato le sue forze nella regione, ma non è chiaro quali misure l'amministrazione Trump stia prendendo in considerazione. Sull'Iran, dunque, il presidente americano, non ha ancora deciso e gli Usa sono aperti a prendere contatti e fare affari. A rivelarlo è un funzionario statunitense non meglio identificato in un briefing con i giornalisti, poi rilanciato dal quotidiano Times of Israel. Anche Axios ha spiegato che Trump non ha ancora stabilito se colpire o meno l'Iran, dopo essersi impegnato a farlo se il regime avesse ucciso manifestanti, cosa che è accaduta a migliaia di civili scesi in piazza.

Ma il peggio ancora potrebbe accadere. Trump dovrebbe tenere ulteriori consultazioni con il suo team per la sicurezza nazionale questa settimana, dopo l'arrivo due giorni fa della portaerei Lincoln nelle acque del Medioriente. Il presidente Usa è, però, ancora convinto che Teheran voglia davvero raggiungere un'intesa: «Vogliono raggiungere un accordo. Lo so. Ci hanno contattato in numerose occasioni». È trapelato anche che gli Stati Uniti stiano valutando attacchi mirati contro funzionari e comandanti iraniani di alto rango ritenuti responsabili della morte dei manifestanti. I raid potrebbero iniziare già questa settimana, ma la tempistica sarebbe variabile.

Gli Emirati, dal canto loro, precisano che non consentiranno che il loro territorio venga utilizzato per lanciare offensive contro l'Iran. Intanto il regime si prepara e alza lo scudo contro gli Stati Uniti: è pronto a colpire su più livelli e allargare il confronto oltre i propri confini.

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