Il Consiglio europeo nel formato Ecofin ha dato il via libera al piano nazionale del programma di prestiti Ue da 150 miliardi di euro SAFE (Safety Action For Europe) per l'Italia e altri sette Paesi (Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia). La quota per il nostro Paese è di circa 14,9 miliardi di euro, che non andranno a intaccare il patto di stabilità.
“Poiché la difesa è una delle nostre principali priorità, la Presidenza cipriota si sta impegnando a fondo per garantire un'attuazione fluida e rapida del regolamento SAFE. Queste decisioni attuative apriranno la strada all'erogazione di prestiti a lungo termine a prezzi accessibili da parte della Commissione nell'ambito dello strumento SAFE, a dimostrazione dell'impegno dell'Ue in materia di difesa”, ha affermato un portavoce della presidenza cipriota del Consiglio europeo.
Che cos’è il SAFE
Il SAFE è un nuovo strumento finanziario dell'Unione da finanziare tramite prestiti dell'Ue adottato il 27 maggio 2025. La Commissione europea si incarica, attraverso il piano, di emettere fino a 150 miliardi di euro di finanziamenti entro la fine del decennio per aiutare gli Stati membri ad aumentare la spesa per gli appalti pubblici della difesa. I prestiti dell'Ue per il finanziamento del nuovo programma consentiranno ai richiedenti di erogare prestiti a lungo termine a prezzi competitivi. I fondi vengono raccolti attraverso l'emissione di obbligazioni e titoli di Stato Ue con un unico marchio: non c'è alcuna emissione di obbligazioni etichettate “difesa”. L'effettivo fabbisogno di finanziamento derivante dal nuovo programma viene integrato nella pianificazione finanziaria semestrale complessiva della Commissione.
Più soldi per l’autonomia strategica europea
Il programma SAFE rientra nella strategia europea complessiva volta a rafforzare l'autonomia strategica del Vecchio Continente, in un contesto di crescenti sfide geopolitiche e di instabilità, con la Commissione che cerca, attraverso strumenti finanziari comuni, di accelerare gli investimenti nella difesa e migliorare l'interoperabilità delle forze armate degli Stati membri. Pertanto è il primo pilastro del piano ReArm Europe/Readiness 2030 della Commissione, che mira a sbloccare oltre 800 miliardi di euro di spesa per la difesa in tutta l’Unione. I 14,9 miliardi di euro in arrivo serviranno a finanziare i programmi di difesa già pianificati per il quinquennio 2026-2030, consentendo allo Stato di alleggerire il bilancio grazie alla copertura parziale offerta dall’Ue.
Come l’Italia potrebbe utilizzare i fondi
Sebbene non si sappia in che modo questi fondi verranno indirizzati, possiamo immaginare che andranno ad alleggerire programmi particolarmente urgenti e/o dispendiosi per la Difesa italiana, come il GCAP per un caccia di sesta generazione, il rinnovo della linea Mbt (Main Battle Tank) e con essa le nuove acquisizioni di veicoli da combattimento secondo il programma A2CS, l'ordine per i due nuovi cacciatorpediniere (progetto DD(X)) per la Marina Militare e nuovi programmi di ricerca e sviluppo – come ad esempio la ricerca su nuovi battelli a propulsione nucleare.
Prioritaria è anche l'assunzione di nuovo personale – e questo potrebbe essere incluso nella nuova riforma delle Forze Armate di prossima pubblicazione – ma soprattutto il miglioramento delle capacità logistiche, in particolare la necessità di avere una catena di approvvigionamento di rifornimenti veloce, sicura e continuativa. In questo è ragionevole pensare che i fondi europei andranno anche alle industrie della difesa nazionali, secondo programmi congiunti prestabiliti per nuove capacità produttive.