L’Italia in quattro anni, da quando Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi, ha saputo far valere le sue idee, passando da vassalla di altri Paesi a Nazione trainante, soprattutto per quanto riguarda le politiche migratorie. Non si può rivoluzionare un sistema locale se non si agisce su quello centrale ed è così che la premier ha lavorato per due anni, a testa bassa, dimostrando che serviva un cambio di paradigma e di mentalità per provare a salvare l’Europa. Il testo approvato dal Consiglio d’Europa che agevola le espulsioni di stranieri condannati è la dimostrazione che l’impronta italiana in Ue è stata, ed è, molto forte.
La Dichiarazione di Chisinau, adottata dai 46 Stati membri del Consiglio d'Europa, ha dichiarato Meloni, “riconosce la legittimità per le Nazioni di soluzioni innovative nella gestione dei flussi migratori, come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi, sul modello avviato dall'Italia in Albania”. Questo è un risultato importante, ha sottolineato Meloni, che è il “frutto di un percorso che l'Italia ha contribuito ad aprire con coraggio e determinazione insieme al primo ministro danese Frederiksen”. Quello che “solo un anno fa faceva discutere, oggi è diventato un principio condiviso tra i 46 Stati membri del Consiglio d'Europa e dimostra, ancora una volta, che l'approccio italiano ad una gestione ordinata dei flussi migratori, portato avanti con serietà e coerenza dal nostro Governo, è ormai diventato anche l'approccio dell'Europa”. Fin dal 2022 a sinistra paventano un’Italia isolata con l’istituzione di un governo di centrodestra, guidato da una donna di destra, ma i fatti, che sono ciò che conta, stanno dimostrando l’esatto contrario.
“Gli Stati hanno l'indiscutibile diritto sovrano di decidere e controllare l'ingresso e la residenza dei cittadini stranieri nel loro territorio” e “hanno il diritto di stabilire le proprie politiche migratorie, eventualmente nell'ambito di una cooperazione bilaterale o regionale, e di portare avanti il controllo dell'immigrazione come interesse pubblico”. Così si legge nella dichiarazione adottata dai ministri degli Esteri dei 46 Paesi membri del Consiglio d'Europa.
“Per gli Stati è un obbligo e una necessità proteggere le proprie frontiere nel rispetto delle garanzie della Convenzione, il che può includere l'adozione di misure alle frontiere volte a consentire l'accesso al territorio nazionale solo alle persone che soddisfano i pertinenti requisiti legali”, si legge ancora.
Nel testo si rimarca anche che “l'arrivo di un gran numero di migranti rappresenta una sfida complessa e in continua evoluzione per gli Stati di prima linea, in particolare per quanto riguarda il loro diritto sovrano di proteggere i confini nazionali e decidere chi entra legalmente nel territorio, così come per la loro fondamentale responsabilità di garantire la sicurezza nazionale e la pubblica sicurezza”.