Leggi il settimanale

Navi russe vicino alla Sardegna: l’Italia manda una seconda fregata per sorvegliare il Tirreno

La Marina Militare italiana domenica ha inviato una seconda fregata per monitorare l’attività delle navi russe che incrociano a est della Sardegna. Cerchiamo di capire cosa stanno facendo i russi

Navi russe vicino alla Sardegna: l’Italia manda una seconda fregata per sorvegliare il Tirreno
00:00 00:00

Nella giornata di ieri, domenica 8 febbraio, la Marina Militare italiana ha inviato una seconda fregata, nave “Emilio Bianchi”, a controllare l'attività della piccola squadra navale russa che sta incrociando a est della Sardegna dal 4 febbraio.

Quel giorno, la nave cargo russa “Sparta IV” era stata notata nel Tirreno occidentale al di fuori delle acque territoriali italiane a est della Sardegna, dopo aver bruscamente cambiato rotta la notte precedente e aver puntato verso nord. La nave, precedentemente era ritenuta in rotta verso Gibilterra e poi in Russia, e dopo il cambio ha cominciato a navigare avanti e indietro nello stesso tratto di mare a una velocità costante di circa 11 nodi. Lo “Sparta IV” era originariamente accompagnato da una cisterna della marina russa, il Kama, da un cacciatorpediniere di classe Udaloy, il “Severomorsk”, e da un sottomarino di classe Kilo, il “Krasnodar”.

La flottiglia era stata seguita dalla Nato, anche grazie alla fregata “Fasan” della Marina Militare, sin dal suo ingresso nel Mediterraneo a fine gennaio. Attualmente non si conosce pubblicamente la posizione del sottomarino classe Kilo, ma le unità di superficie stanno ancora incrociando a est della Sardegna seguite da vicino dalla fregata “Schergat”, inviata dalla Marina Militare nei giorni scorsi per monitorare l'attività delle navi russe.

Un segnale di presenza attiva a difesa del Paese

Nave “Bianchi”, dopo aver coadiuvato nave “Schergat” nel controllo dei russi, già nella serata di ieri è sembrata proseguire nella sua attività originariamente programmata nel contesto dell'operazione Mediterraneo Sicuro, ovvero un dispositivo aeronavale con il compito di svolgere, in applicazione della legislazione nazionale e degli accordi internazionali vigenti, attività di presenza, sorveglianza e sicurezza marittima nel Mediterraneo centrale in prossimità delle coste libiche.

La Marina Militare italiana ha quindi voluto dimostrare la costanza della sorveglianza dell'attività navale nel Mediterraneo in difesa degli interessi e del territorio nazionale: raramente si è osservata attività navale di un Paese ostile a così poca distanza dalle nostre coste negli ultimi anni. La flottiglia russa sta infatti incrociando nelle acque della zona contigua, ovvero appena al di fuori del limite delle 12 miglia nautiche delle acque territoriali.

Che cosa ci fanno lì i russi?

Cerchiamo ora di capire il perché dell'inusuale cambio di rotta delle navi russe. L'ipotesi spionaggio sui cavi sottomarini non trova nessuna conferma. Le connessioni in senso nord/sud, infatti, passano molto più al largo, verso il Tirreno centrale, e quelle che collegano la Sardegna al continente sono anch'esse lontane: prendono terra a Cagliari e a Oblia/Golfo di Aranci. I russi sanno della localizzazione geografica dei cavi, come lo sappiamo noi, ed è proprio per questo che le loro navi si sono messe a incrociare avanti e indietro il quel preciso tratto di mare dove sono assenti: si tratta di un segnale diplomatico per informarci che quello non è l'obiettivo, e così ridurre il nostro stato di allerta e quello della Nato.

Al contempo però, la presenza di quella piccola ma importante squadra navale così vicina alle nostre coste, e soprattutto nel Mar Tirreno, è occasione per testare una volta di più il dispositivo aeronavale di sorveglianza dell'Alleanza Atlantica e soprattutto quello nazionale: insieme alle unità della Marina Militare – presumiamo che anche un nostro sottomarino classe Todaro (o tipo U-212) sia nell'area o stia seguendo il Kilo se altrove – anche l'Aeronautica Militare si è mobilitata da subito coi suoi pattugliatori P-72A.

La motivazione principale per questa particolare attività russa potrebbe essere però molto più semplice: le condizioni meteorologiche. Sebbene il giorno 4 febbraio nel Canale di Sicilia e nel Mediterraneo occidentale il mare fosse mosso ma non in tempesta, da lì a poche ore un'importante perturbazione ha interessato la parte più occidentale del Mare Nostrum con onde alte anche 8 o 9 metri.

Una serie di tempeste di origine atlantica in rapida successione ha infatti persino costretto alla chiusura i terminal merci nei porti del Mediterraneo occidentale nei giorni scorsi, e riteniamo che in via precauzionale le navi russe si siano posizionate in quella parte del Tirreno cogliendo così la duplica occasione di attendere il passaggio della burrasca e di testare le nostre difese, monitorando a loro volta i nostri assetti, le nostre procedure, le nostre tempistiche e le nostre comunicazioni.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica