L'America Latina tra mito e realtà: ne hanno scritto in molti, da Manuel Vargas Llosa a Carlos Rangel, da Jean-François Revel al più importante studioso di storia dell'America Latina del nostro Paese, Loris Zanatta.
A poca distanza dalla cattura del delfino di Hugo Chavez, Nicolas Maduro, occorre partire da questa discrasia per tentare di mettere a fuoco la gran parte dei commenti sul Venezuela. Si sa, una larga fetta dell'intellighenzia italiana (ma non solo, basta pensare all'evoluzione dei Cinque Stelle, sempre meno «anarchici» e sempre più «terzomondisti») vede nei populismi latinoamericani un esempio da emulare: da Juan Domingo Peron a Fidel Castro, da Hugo Chavez a quel che rimane della sua eredità. Tutti riferimenti utili per rendere la democrazia vera e autentica, cioè sociale, ovvero socialista e collettivista. Per riportare il mondo occidentale al punto in cui ha smarrito la via: liberalismo, stato di diritto, pluralismo preso sul serio, separazione dei poteri, economia di mercato, tutti elementi nemici dell'unanimismo populista. Tutte cose aborrite da molti anche nel comodo mondo occidentale. E infatti, deposto il già autista di autobus sulle cui modalità si può anche discutere, per carità: ma non con i ragionamenti, se così si può dire, pregiudiziali usati dalla sinistra è partito il coro: Stati Uniti imperialisti, sfruttatori, traditori del popolo sovrano! Sennonché, andrebbe ricordato che si tratta di un regime, quello populista venezuelano, che ha causato un disastro economico, culturale e prima di tutto umano di proporzioni immani. Come ha osservato Alberto Mingardi, negli ultimi anni l'aspettativa di vita è diminuita: in un Paese potenzialmente assai ricco! E che invece vive nella costante penuria di beni di prima necessità. Sarà colpa del capitalismo: nel Paese delle meraviglie, raccontato da molti intellettuali, forse sì. La realtà, però, è un'altra. E cioè che il socialismo del XX secolo ha fatto, e continuerà a fare, dati i suoi fieri e fantasiosi sostenitori, copiosi danni. Non è chiaro ora cosa succederà. Caduta la sua testa, il regime potrebbe non cedere così facilmente. In primo luogo, perché, come ha ricordato Zanatta, molto dipenderà dalle forze armate: esse costituiscono l'elemento cruciale della tenuta del regime. In secondo luogo, poiché, nonostante la vittoria alle elezioni presidenziali dell'opposizione del 2024, il regime populista non ha ceduto, e vive comunque anche con l'appoggio, lautamente comprato con la spesa sociale, dei suoi accoliti. In terzo luogo, e qui si rischia di finire in un ginepraio ancor peggiore, perché tocca vedere le reazioni degli amici del regime (Cina in primis). La fresca vincitrice del Premio Nobel per la pace, nonché Premio Bruno Leoni nel 2024, Maria Corina Machado, ha scritto che è giunta l'ora della libertà.
Più un auspicio che un'ipotesi a breve concretizzabile, forse. Una cosa è invece chiara: non abbiamo bisogno, ora come in passato, dei soliti intellò che tra una citazione di Marx e un pensiero di Rousseau, trasformano un dittatore in un martire.