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"Quentin e Ramelli? Ragazzi di destra, quindi da uccidere"

Lo scrittore Giuseppe Culicchia autore di un libro sul delitto del ’75: "A sinistra un doppio standard"

"Quentin e Ramelli? Ragazzi di destra, quindi da uccidere"
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Le immagini dell'uccisione di Quentin a Lione, la violenza con cui è avvenuto il suo omicidio, il fatto che abbia perso la vita un giovane innocente, il tentativo di sminuire la sua morte o derubricarla a uno scontro tra gruppi estremisti, tutto ciò riporta alla mente l'uccisione di Sergio Ramelli avvenuta a Milano nel 1975. Immagini che non avremmo più voluto vedere, momenti che le nuove generazioni non avrebbero dovuto vivere come era accaduto ai loro padri, eppure eccoci qui a dover di nuovo parlare di un giovane ucciso dall'odio politico. Lo sa bene Giuseppe Culicchia, 60 anni, una vita passata nel mondo della letteratura, oggi direttore del Circolo dei Lettori di Torino e autore di un libro dedicato a Sergio Ramelli intitolato Uccidere un fascista.

«Non tirerei in ballo gli Anni di piombo perché sono stati un fenomeno molto vasto che ha toccato un decennio intero facendo circa 400 vittime, ci sono però di sicuro elementi che avvicinano la morte di Sergio a quella Quentin» spiega. «Hanno biografia simile, entrambi volontari nella loro parrocchia, simpatizzanti di destra, erano militanti con una fedina penale immacolata, non avevano commesso atti di violenza in precedenza. Certo, ci sono anche alcune differenze, Ramelli è stato ucciso per aver scritto un tema, non è stato coinvolto in scontri di piazza. Ma un altro elemento che li accomuna è la delegittimazione dell'avversario politico arrivando al punto di usare la violenza per impedire di manifestare il proprio pensiero, fa riflettere perché la delegittimazione diventa qualcosa da cui scaturisce la violenza e l'idea che si possa mettere a tacere l'avversario che diventa un nemico».

Dopo che è avvenuto il pestaggio mortale di Quentin la notizia in Italia è stata prima ignorata da molti media, poi si è raccontato di una rissa tra estremisti di destra ed estremisti di sinistra ma le cose non sono andate così, Quentin è stato circondato, picchiato, buttato a terra e ucciso di botte per il solo fatto di essere di destra. «È il solito doppio standard che non riguarda solo episodi di questo tipo ma vale in generale, è un clima di contrapposizione che si è accentuato negli ultimi anni, dal covid in poi è tutto diventato terreno di scontro anziché di confronto e la comunicazione ne è allo stesso modo influenzata. Durante gli anni di piombo Berlinguer e Almirante si incontravano riservatamente, è una cosa risaputa. C'era da parte della politica di allora un atteggiamento differente rispetto ad oggi, di maggiore rispetto pur nella diversità di idee».

Ciò però riguarda più una certa sinistra che la destra istituzionale, per fare un esempio sabato alla manifestazione a Roma per Quentin i giovani di destra hanno ricordato l'uccisione di Valerio Verbano mentre nelle piazze antifasciste non si cita mai Sergio Ramelli. Addirittura a Roma domenica si è cercato di impedire a una rappresentante della regione Lazio di partecipare alla commemorazione di Verbano. Oggi una parte della sinistra è intollerante e delegittima chi la pensa diversamente, anche Culicchia ha subito una dura contestazione in Val Di Susa quando i No Tav hanno cercato di impedirgli di presentare il suo libro su Sergio Ramelli: «Ne sono rimasto sorpreso visto che il libro ricostruisce semplicemente quanto accaduto, anche se non è una novità, penso per esempio a quanto avvenne per gli ultimi libri di Giampaolo Pansa».

L'aspetto più preoccupante è che le nuove generazioni si stanno radicalizzando e polarizzando sempre di più.

«Sarebbe importante che chi oggi ha vent'anni, andando a studiare quanto accaduto ai loro coetanei cinquant'anni fa, non ricadesse negli stessi meccanismi perché i morti degli Anni di piombo sono stati un dolore che ha attraversato non solo quelle famiglie ma una comunità che aveva amici, compagni di lavoro e di scuola». Lo stesso che è accaduto per Quentin.

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