Angelo D'Orsi è uno studioso dell'Università di Torino, uno degli ideologi della sinistra radicale che i giovani seguono con maggiore interesse. Nostalgico dell'Urss, tra i garanti dell'Askatasuna, oggi è spesso in tv a disquisire di Venezuela. Le sue tesi sono spesso provocatorie, molte volte utili solo a portare avanti una narrazione contraria, come nell'ultima puntata di Quarta Repubblica, quando ha intavolato una discussione con Nicola Porro sulla diaspora venezuelana. "Le voglio chiedere una cosa, gli 8 milioni di venezuelani che sono scappati dal Paese sono falsi?", è la domanda del conduttore e giornalista.
"Quindi? Scappati... Sono emigrati, va bene", ha replicato il professore che, davanti alla replica di Porro sulla insussistenza della sua dichiarazione ha proseguito, in quello che sarebbe voluto essere un sono sarcastico: "Sono scappati perché Maduro li voleva ammazzare tutti". Davanti a queste parole, il conduttore si è detto senza parole, perché in Venezuela "l'economia è un disastro, l'inflazione è un disastro e ci sono 8 milioni di persone che scappano da quel Paese". D'Orsi ha negato fermamente quelli che però sono dati economici incontrovertibili: "Non è vero, vogliamo dimenticare l'effetto delle sanzioni illegali e illegittime...". Sono le tesi che vengono sostenute anche dai pro Maduro delle piazze e lo stesso d'Orsi. "Quanti danni hanno fatto a questo Paese certi intellettuali, accademici o presunti tali", ha dichiarato Luigi Marattin in un intervento social che riprende quelle parole del professore in tv.
Dai social poi D'Orsi è tornato sulla vicenda venezuelana e sul suo intervento tv facendo riferimento agli insulti subiti da due ragazzi venezuelani durante una delle ultime manifestazioni per Maduro di Roma, durante le quali era presente anche la troupe di Quarta Repubblica. In tv definito i due ragazzi "provocatori" e sui social li ha derubricati come "noti per le loro posizioni anti-chaviste". Intanto, restano gli 8 milioni di venezuelani in fuga, non emigrati, a causa di un'economia devastata da decisioni ideologiche e criminali, culminata nel collasso del sistema produttivo causato da una politica di espropri e nazionalizzazioni selvagge che ha distrutto la fiducia degli investitori e annientato l'industria privata.
Il peccato originale del bolivarismo è stato il clientelismo sfrenato alimentato dai petrodollari, che ha trasformato il Paese più ricco del Venezuela in uno Stato poverissimo, per altro stretto nella morso della dittatura chavista, che ha inevitabilmente costretto milioni di cittadini a scappare.