I vescovi passano agli insulti

Dopo le polemiche sui profughi, monsignor Galantino perde la testa. Dimentica i guai della Chiesa e definisce i politici "harem di cooptati e furbi"

I vescovi passano agli insulti

Che la nostra classe politica non fosse composta esclusivamente da stinchi di santo è cosa nota, ma fa comunque un certo effetto sentire il capo dei vescovi italiani definirla un «harem di cooptati e furbetti». Questo monsignor Galantino ci ha provato gusto a fare la star e a cercare ogni giorno il titolone a effetto. Mentre chiese e oratori si stanno svuotando anno dopo anno, mentre crescono sette e para religioni che rastrellano quella voglia di divino lasciata insoddisfatta dal clero, mentre calano i matrimoni in chiesa e dilagano i divorzi, i vescovi si occupano a tempo pieno non delle nostre misere anime ma di immigrati e politici. Usa parole forti, monsignor Galantino, che in tutti questi anni si è però risparmiato nei confronti dei suoi confratelli. Mi riferisco agli «harem» che hanno fatto da sfondo agli scandali dei preti pedofili, ai furbetti che sapevano e hanno taciuto, alle organizzazioni anche cattoliche che hanno lucrato sulla solidarietà e l'assistenza, ai buchi neri della banca vaticana. E in quanto ai cooptati, parla proprio lui: vescovi e cardinali non vengono sicuramente eletti in libere elezioni.

Mi chiedo perché tanta durezza i nostri vescovi non la usino per denunciare quegli imam che nelle moschee reclutano e fanno il lavaggio del cervello a futuri terroristi islamici. Perché tanta verbosità non viene a galla per smascherare quei «furbetti» che si fingono perseguitati nei loro Paesi per ottenere un'assistenza gratuita che lo Stato nega ai nostri vecchi disadattati o ai giovani senza lavoro. Perché non alzare l'indice contro quei preti e quegli insegnanti che negano ai nostri figli crocifissi, presepi e recite di Natale per non offendere lo straniero. Perché non chiedere scusa agli alpini ai quali un vescovo dissennato ha vietato di recitare la loro preghiera in chiesa. E perché non urlare a tutti noi che chi ha la fede ha il diritto-dovere di mostrare Dio come e quando vuole?

Lasciamo ai giornali il compito di fare le pulci ai politici. Che tanto, è noto, alla bisogna i vescovi i politici li usano con una spregiudicatezza non inferiore alla loro. Monsignor Galantino può esternare fin che vuole, ma per ora mi sembra come il bue che dava del cornuto all'asino. Parole di saggezza popolare, dote che questa Chiesa sta perdendo.

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