"Bettino un grande italiano. Non doveva morire in esilio". 25 anni senza Craxi

La Russa e Tajani ad Hammamet nell'anniversario della scomparsa: "Il paese è ancora in debito con lui"

"Bettino un grande italiano. Non doveva morire in esilio". 25 anni senza Craxi
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Dal nostro inviato ad Hammamet

C'è la rosa del deserto, poggiata proprio sulla pietra del sepolcro, e poi gli immancabili garofani rossi ad accompagnare l'iscrizione. La tomba di Bettino Craxi, sulla nuda terra del piccolo cimitero cristiano, dà sempre le vertigini. Se alzi lo sguardo, fra quelle pietre semiabbandonate, vedi il muraglione della Medina che incombe. E pensi che la storia e la geografia non hanno ancora fatto pace. Però oggi fra queste lapidi desolate, sferzate dal mare imbronciato, c'è un pezzetto di Italia, orgoglioso di esserci; ci sono le autorità, come si dice in questi casi, il presidente del Senato Ignazio La Russa, e il ministro degli Esteri Antonio Tajani e, piccola sorpresa, anche molti connazionali che ormai abitano, complice la crisi, in questa cittadina affacciata sull'Italia.

Una breve cerimonia religiosa: don Domenico Paternó, salesiano, spinge verso il cielo le parole del Padre nostro e la nostalgia cede il passo ad un'inattesa familiarità.

Tutti ad Hammamet ormai parlano italiano e tutti ti portano, se lo chiedi, a casa Craxi, quasi un monumento incastrato fra gli hotel carichi di stelle e le spiagge che fanno tanto Rimini.

Ignazio La Russa, che al mattino ha inaugurato una mostra con i quadri di Nani Tedeschi, passeggia nel vialetto del camposanto e riflette: «Ero già venuto qua in forma privata tanti anni fa, ma è arrivato il momento di tornare in forma istituzionale. In un certo senso eravamo in debito con lui, l'Italia era in debito perché non gli fu permesso di curarsi nel nostro Paese». Fra feroci polemiche e fantomatici salvacondotti giudiziari che non gli furono mai accordati.

E lui si spense il 19 gennaio 2000, mentre la figlia Stefania era andata in cucina a prendergli un bicchiere d'acqua. Il corpo è ancora qui, ma è cambiata la percezione: allora si parlava di latitanza, oggi tutti usano la parola esilio.

«Quando la cronaca si eclissa, entra in gioco la storia - riprende La Russa - e nella storia Craxi ha certamente un posto».

Tajani, accerchiato dalle telecamere, si ferma fra quelle croci e quei nomi ormai sbiaditi, talvolta quasi illeggibili, e punta il dito contro quel clima: «Craxi fu vittima di un giustizialismo dissennato, ma è un uomo che ha dato molto alla politica italiana. È stato con Andreotti e Berlusconi uno dei grandi protagonisti della politica estera ed è stato un riformista che non si è sottomesso all'egemonia del Partito comunista. Lui era socialista e i socialisti erano un'altra cosa, anche culturalmente, rispetto ai comunisti».

Il vicepremier cita il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, del 1987, e arriva alla separazione delle carriere, appena approvata in prima lettura alla Camera. Anche qui c'è un filo che corre dagli anni Ottanta ad oggi e c'è un'eredità, una continuità anche su questo controverso versante: «La separazione delle carriere - nota il leader di Forza Italia - non vuol punire i magistrati, ma semmai esaltarli». Si cambia la Costituzione per sconfiggere i veleni del correntismo, d'accordo, ma soprattutto per allineare la Carta fondamentale al codice di procedura penale, frutto di quelle stagione, e in vigore dal 1989.

Sventola qualche bandiera, si scattano selfie, la security tunisina cerca di contenere la piccola folla, Bobo Craxi, appartato, saluta gli amici, poi scivola via in un caffè vicino. Stefania invece si infila nel labirinto della Medina, arriva con Tajani fra i tavoli, con vista sulle onde, di un locale che è centrale negli ultimi anni di Bettino, Sidi Bouhdid: «Papà si sedeva qui fuori, fino alle due, le tre di notte, mentre i camerieri mettevano a posto, e si illudeva di vedere l'Italia».

C'è anche una sua foto sorridente fra le tantissime che riempiono le pareti e raccontano le storie di chi ha dato lustro ad Hammamet: politici e amministratori locali, ma anche Claudia Cardinale e Winston Churchill. Tajani sorseggia un tè alla menta, Stefania rievoca la colonna sonora delle due grandi stagioni, divise dal fossato di Tangentopoli: «Prima Sidi Bouhdid voleva dire musica, poi negli ultimi tempi per papà era solo silenzio». Le parole, in quei frangenti, servivano a poco.

«Se siamo qui in tanti - afferma un vecchio militante, commosso - significa che Craxi andava oltre gli avvisi di garanzia e le condanne, ora finalmente lo si riconosce».

Ma una parte del Paese si tiene alla larga dall'esercizio della memoria: «Craxi - conclude Stefania - apparteneva alla sinistra, anche se oggi certe categorie non hanno più senso.

Però quelli di sinistra, se vengono, vengono alla spicciolata, come Ettore Rosato o Giorgio Gori, o non vengono affatto». E quell'eredità viene consegnata al centrodestra col suo patrimonio di intuizioni.

Sul registro del cimitero restano quelle firme: «A nome di tanti italiani, Ignazio La Russa». Sotto, «Tajani».

Commenti
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Avatar di Giorgio Mandozzi Giorgio Mandozzi
21 Gen - 16:41
@melara Hai ragione ma almeno mettere a posto la storia. Che ne dici?
Mostra tutti i commenti (21)
Avatar di stesicoro stesicoro
19 Gen - 10:16
"l'Italia era in debito perché non gli fu permesso di curarsi nel nostro Paese». Tutto qua? Troppo poco, Gnazio, troppo poco! L'Italia era (ed è) in debito con Lui perché lo lasciò solo a difendersi da accuse per un reato al quale partecipavano pressoché tutti e che nella sostanza non veniva neanche percepito come reato da perseguire. ("Sì, ma non sapevamo che la dimensione del reato fosse di questa grandezza!" fu la meschina scusa dei vili). L'Italia era (ed è) in debito con Lui perché fu lasciato solo a fronteggiare chi agiva non per amministrare le giustizia ma per abbatterlo e che era imparziale al pari di un arbitro che decidesse di fischiare solo i falli di una sola squadra.
Avatar di ragnar ragnar
19 Gen - 10:21
Uno dei più grandi uomini politici che l'Italia abbia avuto dal dopoguerra, massacrato da piccoli insignificanti omuncoli che la storia sta classificando per quello che sono stati e sono tuttora. Un deferente saluto al grande Bettino.
Avatar di Flex Flex
19 Gen - 10:49
Andiamoci piano prima si "santificare certa gente" di sbagli ne ha fatti tanti e il più grande è stato quello di non essersi assunto le responsabilità.
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Avatar di stesicoro stesicoro
19 Gen - 11:11
@Flex Si assunse le sue responsabilità in Parlamento. Fu l'unico, in pieno Parlamento. Di cosa sproloquia?
Avatar di Flex Flex
19 Gen - 11:30
@stesicoro Salvo poi tagliare la corda....
Avatar di Nuzia Nuzia
19 Gen - 14:34
@Flex e fece bene, un grande in tutti i sensi
Avatar di melara melara
19 Gen - 15:03
@Nuzia sai che grandezza
Avatar di FabrizioTa FabrizioTa
19 Gen - 17:23
@Nuzia cmq ha fatto una buona latitanza...non si può dire che non lo abbiano agevolato..
Avatar di Giorgio Mandozzi Giorgio Mandozzi
19 Gen - 11:42
Non sono e non sono mai stato di sinistra. Ma non vi è mai sembrato strano che alla caduta del muro di Berlino ed al crollo dell'URSS che gli unici a rimanere in piedi sono stati i comunisti italiani (notoriamente vassalli URSS) con piroette, capriole e arrampicate oltre il sesto grado superiore ed ad uscirne intonsi mentre il PSI, dichiaratamente atlantista, sia stato spazzato via dalla storia? Non so se vivrò a sufficienza per conoscere quella verità.
Mostra risposte (2)
Avatar di melara melara
19 Gen - 15:05
@Giorgio Mandozzi datti pace non è essenziale
Avatar di Giorgio Mandozzi Giorgio Mandozzi
21 Gen - 16:41
@melara Hai ragione ma almeno mettere a posto la storia. Che ne dici?
Avatar di Oberto Oberto
19 Gen - 12:17
in effetti doveva morire in galera..... come ribaltare la realtà.
Avatar di Ganibar Ganibar
19 Gen - 14:24
@Oberto purtroppo è così!
Avatar di albarca1945 albarca1945
19 Gen - 13:03
Grande Craxi.
Avatar di DPF1968 DPF1968
19 Gen - 14:21
Ha fatto quello che ha fatto, la sua spiegazione in parlamento gli viene riconosciuta, ma dopo è scappato in uno stato senza estradizione, troppo comodo. Ha voluto scappare dalla giustizia. Tutti questi elogi post mortem da parte di tutti i politici sono di troppo.
Avatar di perilanhalimi perilanhalimi
19 Gen - 14:29
Articolo molto bello e commemorativo , che non entra nel pensiero politico di Craxi. Si fu ,certamente e ingiustamente perseguitato . Mi permetto di dire che se anche miglioro' l' economia , fu l 'artefice dell' immigrazione di massa in Italia. Fu totalmente filo arabo e filopalestinese, completamente antiamericano e antiisraeliano. Direi che riposa nel paese giusto .
Avatar di melara melara
19 Gen - 15:01
Sinceramente l'esilio l'ha voluto lui nessuno l'ha obbligato

Non sarebbe ora di smetterla con questi piagnistei!!!!
Avatar di DPF1968 DPF1968
19 Gen - 15:27
@melara Concordo tutto nel tuo scritto.
Avatar di Smax Smax
19 Gen - 16:10
Sigonella l’ha pagata cara. I nostri finti alleati non perdonano gli sgarri.
Avatar di burgman burgman
19 Gen - 17:21
Il "grande" statista ,a differenza di Andreotti che ha subito 9 anni di processi , E' SCAPPATO !!!!
Avatar di Fasojeppo Fasojeppo
21 Gen - 12:33
C'è un errore nel titolo.

Non è lo Stato ad essere in debito, anzi.
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