Accende il fuoco per preparare il caffè. Resta uccisa nell'esplosione della casa

Feriti il marito e i figli di 3 e 9 anni che si trovavano al primo piano

Accende il fuoco per preparare il caffè. Resta uccisa nell'esplosione della casa

Una tragedia banale quanto incomprensibile. Una famiglia normale sfasciata e sotto shock. Squarciata la domenica mattina nell'ora e nel gesto della prima colazione. «Voglio vederla, fatemela guardare» urla la mamma di Alina, mentre le nuore la trattengono a fatica. Ma Alina Crenicean, 37 anni, non c'è più, è morta sul colpo ieri mattina nell'esplosione della sua villetta a due piani a Sant'Urbano, nel Padovano, mentre il marito e i due figli di 3 e 9 anni sono stati portati in ospedale. L'uomo e il bambino sono stati curati nel pronto soccorso di Padova e già dimessi. La figlia è stata trasportata in elicottero all'ospedale Madre Teresa di Calcutta di Schiavonia. Il suo quadro clinico, sottolineano fonti mediche, «è buono, compatibilmente con la situazione».

A causare la deflagrazione, secondo i primi accertamenti fatti dai vigili del fuoco immediatamente accosri sul luogo dell'incidente, è stata una fuga di gas. Dopo il botto devastante, che ha investito in pieno la vittima, si è innescato un incendio. Alina era a piano terra, stava preparando la colazione alla sua famiglia e non ha avuto scampo. Il marito, invece, stava ancora riposando al primo piano e ha avuto la prontezza di spirito di prendere i due figli con sè e uscire di casa prima che i muri crollassero.

Davanti agli occhi dei vigili del fuoco, arrivati sul posto dopo pochi minuti, si è presentata una scena di totale distruzione. «Parte del solaio è pericolante» racconta l'ingegner Vincenzo Puccia, il funzionario che ha coordinato l'intervento «L'immobile risulta danneggiato gravemente e pericolante». Tutto all'interno della casa è andato bruciato. Per capire quali cause abbiano determinato la fuga di gas la Procura ha aperto un fascicolo.

«Quando siamo entrati nella villetta» ha sottolineato Puccia «abbiamo rinvenuto la vittima a terra, era morta sul colpo, coperta dalle macerie. Il padre, invece, è riuscito a salvare i figli portandoli fuori di casa». Tutti ricordano Alina, origine romene ma da molti anni in Italia, come una donna sempre sorridente e disponibile. Dieci anni fa aveva incontrato Michelangelo e lo aveva sposato. Una persona sportiva, amante della bicicletta, come appare in molte fotografie della sua pagina Facebook. Il profilo è pieno di Immagini che la vedono sempre accanto al marito e ai figli. «Era uno spettacolo di persona» conferma un vicino di casa, «la vedevo sempre mentre accompagnava a scuola i suoi bambini». Oltre alla famiglia Alina aveva un'attività con la quale contribuiva al bilancio familiare. «La vedevo lavorare sia di giorno che di notte» aggiunge Zanellato «faceva i turni in un panificio di Lendinara».

Entusiasta, serena, sempre sorridente e accuditiva. Alina se n'è andata preparando la colazione per la sua famiglia che era esattamente il modo in cui viveva: aveva uno sguardo sul bello che aveva.

Un marito, i suoi figli, la sua famiglia d'origine, quella villetta a due piani curata, le gite in bicicletta nel tempo libero e il lavoro che l'aiutava a tenere insieme tutto e a non far mancare niente a nessuno. E poi la beffa di quella fatalità ieri mattina, per un caffè sul fuoco.

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