Ad Ankara sospetti sugli ambienti Nato: clima teso con gli Usa

I generali arrestati erano tra i più vicini agli americani. Chiesta la consegna di Gülen

Ad Ankara sospetti sugli ambienti Nato: clima teso con gli Usa

Le forze turche leali al presidente Erdogan hanno isolato e tagliato l'elettricità alla grande base Nato di Inçirlik, da dove partono i raid aerei alleati contro il Califfato. Gli americani hanno ordinato l'allarme Delta per i 2200 uomini in Turchia temendo un attacco. Il ministro del Lavoro turco, Suleyman Soylu, ha dichiarato: «Gli istigatori di questo colpo di stato sono gli Stati Uniti». Nel paese del golpe fallito sono impegnati anche 150 soldati italiani. «La situazione per il nostro personale è tranquilla», garantiscono al Giornale dalla Difesa, ma reparti, uomini e generali dei golpisti erano quelli più integrati e vicini alla Nato e agli americani.

Il consolato Usa di Adana ha comunicato ieri che le autorità turche stanno isolando la grande base Nato nel sud del Paese. «Le autorità locali impediscono i movimenti da e per Inçirlik. È stata anche tolta l'energia elettrica», recita la denuncia ufficiale. Sembra che il colonnello turco responsabile della sicurezza della base sia coinvolto nel fallito golpe. I comandanti della III armata, Erdal Ozturk, e della II, Adem Huduti, sono stati arrestati e pure loro sono molto vicini alla Nato e agli americani.

Non a caso lo stesso Erdogan ha chiesto ieri a gran voce: «Invito il presidente degli Stati Uniti a consegnarci Fethullah Gülen perché implicato nel tentativo di colpo di Stato». L'ex amico miliardario del sultano vive in esilio negli Stati Uniti. Non solo: i golpisti hanno utilizzato elicotteri Cobra per colpire la polizia. Gli equipaggi sono stati addestrati negli Stati Uniti per le operazioni notturne. I carri occidentali Leopard schierati ad Ankara, la capitale, facevano parte dell'armata che interagisce con il comando integrato della forza di reazione rapida della Nato. I reparti golpisti erano quelli più integrati nell'Alleanza e che si addestrano con gli occidentali, compresi gli italiani.

A Smirne c'è un comando alleato terrestre della Nato guidato da un americano, ma il suo vice è il generale italiano Paolo Ruggiero. Nella città portuale sul mar Egeo, al quartier generale e con la forza di reazione rapida, sono impiegati 30 militari italiani. Altri 120 nostri soldati sono schierati a 100 chilometri dal confine siriano con la batteria antiaerea di missili terra aria SAMP/T, nell'ambito dell'impegno Nato a fianco della Turchia. L'unità è del 4° reggimento artiglieria contraerea «Peschiera».

Il Pentagono ha fatto sapere ieri di aver innalzato in Turchia l'allerta a livello Delta, la più alta per rischio di «attacco terroristico o appena avvenuto». Fra militari e personale civile delle forze armate, gli americani schierano nel Paese 2200 uomini. Circa 1500 sono nella base di Inçirlik. «A Smirne fino a alle 19 di ieri sera non c'era stato di allarme Delta. Per i nostri militari la situazione è tranquilla», giuravano alla Difesa. Se il Pentagono ha ordinato un innalzamento dello stato di allarme così grave non si capisce come mai il generale americano comandante di Smirne non rispetti l'ordine, almeno per i militari Usa.

Il timore dell'intelligence d'oltreoceano è che nella confusione del fallito golpe sfuggano ai servizi turchi possibili infiltrazioni dalla Siria o presenze di cellule dello Stato islamico sul territorio, che studiano da tempo di colpire la Nato in Turchia. In molti fra i sostenitori di Erdogan pensano che ci sai stato «un silenzioso avallo americano ai golpisti», che hanno usato mezzi e reparti molto ben integrati nell'Alleanza atlantica. Nessuno lo confesserebbe mai, ma un attentato delle bandiere nere agli americani o alla Nato suonerebbe come una rappresaglia per il mancato golpe.