Addio al "papa" italiano dei buddisti

Fuggito dal Tibet, arrivò qui nel 1983. Dove ha diffuso fede e meditazione

Addio al "papa" italiano dei buddisti

È morto a Verbania il Lama Gangchen Tulku Rinpoche, maestro della tradizione buddista tibetana. Aveva 78 anni. Gli è stato fatale il coronavirus. Sulla pagina Facebook del centro da lui fondato, l'Albagnano Healing meditation center, sulle rive del lago Maggiore, si leggono parole di ringraziamento e i mantra di guarigione recitati dalla sua comunità per sostenerlo nella malattia: «Il maestro ha lasciato il corpo, a lui inviamo pensieri di luce».

Il monaco buddista era nato in un remoto villaggio del Tibet occidentale il 7 luglio del 1941. Dopo l'invasione del Tibet da parte della Cina fu imprigionato e costretto ai lavori forzati: negli anni Sessanta riuscì a rifugiarsi in India, completando gli studi iniziati a cinque anni. Viaggiò in tutto il mondo, soprattutto in Europa, per insegnare varie pratiche di meditazione. Si era stabilito in Italia nel 1983. Il centro di Albagnano nasce nel 1999. Qui, il Lama Gangchen Rinpoche, insieme ad altri maestri, insegna ai discepoli ma anche a chi è interessato a conoscere il pensiero buddista e a imparare tecniche di meditazione. Il centro dispone di un'altra sede a Milano.

Lama Ganchen Rinpoche aveva adattato gli insegnamenti e le tecniche di meditazione alla mentalità occidentale. Era impegnato nella difesa dell'ambiente e aveva anche promosso un forum spirituale permanente all'interno delle Nazioni Unite per il dialogo tra tutti i rappresentati nei movimenti spirituali e religiosi. La notizia della scomparsa del monaco tibetano ha suscitato molta commozione tra gli assidui del centro: «Ricordo la sua voce intensa mentre recitava i mantra, il suo sorriso gentile (...) e il petalo di fiore di loto che ancora custodisco gelosamente insieme al suo libro di preghiere», ha scritto una delle discepole che avevano frequentato il centro milanese vicino alla stazione Centrale.

Sulla pagina Facebook c'è anche il messaggio del Lama Paljin Tulku Rinpoce, che litigò con lui quarant'anni fa per motivi spirituali e politici «inarrivabili per la mia umile mente». E che tuttavia ne elogia i meriti: «È stato un Maestro e lo è stato anche per me. Ho sempre insegnato ai miei allievi che, quando muore qualcuno, inviare un pensiero di luce, e farlo senza pregiudizi, è la migliore dimostrazione di quella Compassione che ci spinge sempre ad agire per il bene di ogni essere. Ciò deve valere, oggi, anche per Lama Gangchen».