"Adesso si rischia un altro lockdown". Quel retroscena che fa tremare l'Italia

Nel governo c'è chi spinge per inasprire le norme già dalla prossima settimana, ma il timore è alto: "La struttura produttiva del Paese non reggerebbe a un secondo blocco"

"Adesso si rischia un altro lockdown". Quel retroscena che fa tremare l'Italia

L'Italia rischia un nuovo lockdown? L'ipotesi è stata più volte smentita dai rappresentanti del governo, che continuano a sostenere come al momento non ci sia un nuovo blocco totale all'orizzonte. Lo ha ribadito lo stesso premier Giuseppe Conte, ma nelle stanze dell'esecutivo giallorosso si parla sempre più di questo pericolo e perciò si stanno studiando tutte le misure necessare per evitare di arrivare alla drastica conclusione. Ad ammettere il rischio è stato Roberto Speranza, che di fatto non ha escluso che il nostro Paese possa tornare nuovamente nel dramma che abbiamo visto in primavera. Il ministro della Salute ha rivelato ciò che nessuno aveva detto fino ad ora, ovvero che sullo sfondo delle riunioni riservate c'è il "tutti dentro".

"Stiamo lavorando giorno e notte perché si eviti un lockdown nazionale", ha fatto sapere il titolare del dicastero di Viale Giorgio Ribotta. Per adesso i giallorossi si sono limitati a rendere obbligatorio l'utilizzo delle mascherine nei luoghi al chiuso e all'aperto, con il presidente del Consiglio che ha invitato i cittadini a rispettare le misure anti-contagio anche all'interno delle famiglie. Scuole chiuse, attività produttive ferme e italiani rinchiusi nelle proprie abitazioni: l'incubo vissuto a marzo non dovrà più ripetersi. In alcun modo. Ecco perché la maggioranza, consapevole del fatto che nessuno "ha certezza assoluta di quello che avverrà", ha fatto affidamento al senso di responsabilità di ognuno di noi: "Molto dipenderà dai comportamenti delle persone". E se i sacrifici non verranno adottati da tutti, "andremo in difficoltà".

Misure più dure?

L'avvocato si muove con prudenza e cerca di fare da mediatore tra la parte intransigente, che vorrebbe irrigidire le norme, e quella più morbida. Come riportato dal Corriere della Sera, Dario Franceschini è stato tra coloro che hanno spinto per estendere ovunque l'obbligo del dispositivo di protezione. "La gente non si contagia a scuola, sul tram, o in ufficio. Il 70% dei contagi avviene in famiglia e con gli amici", avrebbe fatto notare il capo delegazione del Partito democratico nel corso di un vertice serrato al tavolo di Palazzo Chigi sull'opportunità di regolamentare la vita privata delle persone. Anche su questo il governo si è spaccato, visto che il ragionamento di Teresa Bellanova è andato contro quello del suo collega: "Come facciamo a obbligare le persone non conviventi a presentarsi a una festa in casa con la mascherina? Può essere una raccomandazione, ma non un dettame di legge".

L'obbligo dell'utilizzo delle mascherine rappresenta solamente il primo passo: eventuali e nuove decisioni più dure sono ancora tutte da prendere. Entro il 15 ottobre Conte dovrà firmare il nuovo Dpcm, ed è per questo che già qualcuno nei partiti vorrebbe cogliere l'occasione per sposare di nuovo la linea rigida inasprendo le norme anti-Coronavirus. Tuttavia il premier per ora non sente la stessa necessità della primavera. Una posizione maturata anche in seguito all'osservazione fatta dal ministro dell'Agricoltura: "La struttura produttiva del Paese non reggerebbe a un secondo blocco". Fondamentali saranno i numeri dei prossimi giorni: una rapida e preoccupante risalita dei contagi potrebbe far scattare l'allarme.

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