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Albanese infuriata traballa. E Tajani: "È inadeguata"

Al forum col capo di Hamas, l'ambiguità non basta. La Germania: sia rimossa. E l'Onu se ne lava le mani

Albanese infuriata traballa. E Tajani: "È inadeguata"
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È su tutte le furie Francesca Albanese. E ora è più sola. Anche la Germania chiede che venga rimossa dall'incarico di relatrice Onu ("La sua posizione è insostenibile" ha scritto il ministro degli Esteri Johann Wadephul) e il vicepremier italiano Antonio Tajani la boccia: "I suoi comportamenti, le sue affermazioni e iniziative non sono adeguate all'incarico che ricopre".

"L'intervento al forum di Al Jazeera con il leader di Hamas ormai è un caso internazionale e trasversale, e tra 10 giorni sarà discusso al Consiglio dei diritti umani. Il governo francese ha chiesto la sua rimozione, l'ambasciatore Usa ha protestato, come le associazioni ebraiche. Per non parlare di Israele. Il metodo Albanese si è inceppato e la santa-attivista pro Pal accusa il colpo, si agita e reagisce. "Mi aspetto che il ministro si scusi perché ha detto una cosa sbagliata. Se non lo farà è malafede". Contrattacca il Corriere e l'Espresso. Prova a difendersi sostenendo che quando ha parlato di un "nemico comune dell'umanità" - collegata con la kermesse qatariota - non si riferiva a Israele, bensì al "sistema che ha reso possibile il genocidio". Mezzo mondo ha frainteso quelle parole? "Io le interpreto come le ha interpretate il ministro francese - ribatte Emanuele Fiano (Pd) - Ha indicato Israele, non il governo israeliano". E se il "nemico" sono le forze oscure che hanno consentito questo presunto genocidio, il Paese che lei addita come artefice dello sterminio come lo considera? Albanese convince solo chi non ha bisogno di essere convinto: in Italia Avs e i 5 Stelle. In Francia la difende la sinistra estrema e i giuristi entrano in campo. Lo scontro verte su quelle parole ma da anni la Albanese inquieta per la narrazione tossica che diffonde sulla guerra e sulla storia. Ha contraddetto Macron, spiegandogli che le vittime del 7 ottobre "non sono state uccise a causa del loro giudaismo, ma in reazione all'oppressione di Israele", ha umiliato il sindaco di Reggio Emilia che si era permesso di ricordare gli ostaggi israeliani, ha offeso Liliana Segre, "colpevole" di non vederlo il famoso genocidio che tutti devono vedere. E ha evocato un "monito" alla stampa.

Il film agiografico appena uscito la descrive come "al crocevia tra istituzione e attivismo". E Albanese è abile nel giocare su ambiguità e doppiezze. Evoca "una lotta globale per la giustizia globale", teorizza una "resistenza" palestinese contro "l'ultracapitalismo sfrenato", poi quando serve scarta di lato e si sottrae al contraddittorio, appellandosi al profilo tecnico del suo incarico. Stavolta non ha funzionato. Se sarà l'ennesimo inciampo o l'ultimo lo stabilirà l'Onu.

Il fatto che il segretario generale Antonio Guterres abbia inviato congratulazioni all'Iran per l'anniversario della rivoluzione islamica fa capire che potrebbe anche andare avanti come se nulla fosse. "Non siamo sempre d'accordo con tutto quel che dice Albanese, ma sta agli Stati membri, se non sono d'accordo con lei, usare i meccanismi in piedi per dissentire" si lava le mani il portavoce.

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