Noemi Di Segni è la presidente dell'Ucei, l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, principale istituzione nazionale ebraica d'Italia, dal 2016. Da sempre in prima linea nel contrasto all'antisemitismo è impegnata per l'approvazione del Ddl antisemitismo in discussione in queste settimane. L'abbiamo intervistata in occasione del Giorno della Memoria.
Presidente Di Segni, vede il pericolo di ritorno dell'antisemitismo in Italia?
"Non è un pericolo è già così, è un vissuto chiaro. Ci sono degli indicatori precisi su cosa sia l'antisemitismo rappresentati dalla definizione dell'IHRA (Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto), non è una percezione di chi è ebreo ma parametri condivisi a livello internazionale, la definizione dell'IHRA è per noi un riferimento condivisibile e accreditato. Tutto ciò che c'è scritto ci troviamo a viverlo e subirlo, chi a livello personale, chi di comunità. Quello che fa più male è l'incapacità di comprendere come siamo arrivati a questo punto con un ribaltamento nell'utilizzo di termini e parole usati contro Israele e gli ebrei che hanno subito la persecuzione".
C'è quasi timore a utilizzare la parola ebrei per il Giorno della Memoria, come mai?
"Questo timore di accordare l'attenzione doverosa agli ebrei, il non volerlo fare è parte del problema. Pensare non parliamo di ebrei perché gli altri si offendono è parte del problema dell'antisemitismo, se si approfondisce il tema della Shoah altri che sono prepotenti si dispiacciono. C'è questo senso di misericordia o, altrimenti, un modo per non perdere i voti di un certo tipo di elettorato ma non raccontare cosa è successo agli ebrei perché dà fastidio ad altri è una forma di negazionismo".
Ha sottolineato che la necessità di un'iniziativa legislativa per contrastare l'antisemitismo è indifferibile e urgente, perché serve il Ddl antisemitismo?
"È urgente che si capisca che c'è un problema di antisemitismo con le sue peculiarità che richiede anche rimedi legislativi e non solo. Un Ddl dedicato non è per fare una concessione politica agli ebrei ma riguarda la tenuta democratica del paese. I vari attacchi antisemiti sono una limitazione di una parte della cittadinanza italiana alla libertà religiosa, alla libera circolazione degli ebrei che sono minacciati di essere perseguitati e uccisi".
Perché allora una parte della sinistra non vuole approvarlo nella versione presentata da Delrio?
"C'è una platea di voti su cui interessa far leva, nel migliore dei casi la spiegazione è questa, altrimenti non si spiegherebbe come mai persone cresciute con i valori dell'antifascismo non riescono a capire che cosa hanno davanti agli occhi. Ci sono piazze vuote da ogni logica e coerenza, si fanno mille cose per Gaza e zero sull'Iran dove sono state uccise dal regime 30.000 persone".
Nella settimana del Giorno della Memoria a Cesena AVS propone con una mozione in consiglio comunale di concedere la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, cosa ne pensa?
"Ascoltare le cose che blatera Francesca Albanese è quasi come vedere un Hitler o Mussolini che si rivolgeva alle piazze inneggianti. Fa molto male vedere una mozione del genere in cui si utilizza la parola genocidio contro Israele.
Ci sono parole che appartengono a un contesto storico e fattuale ben preciso. Non è casuale si sia scelta la settimana del Giorno della Memoria per presentarla, c'è la volontà di fare leva sulle parole che hanno un significato profondo".