Allarme per le città violente. "Ora difendere i cittadini"

Abusi e rapine da Milano e Roma. Interrogazione alla Lamorgese. L'esperta: "Stranieri poco integrati"

Allarme per le città violente. "Ora difendere i cittadini"

Dopo la notte da Arancia Meccanica vissuta da un diciassettenne derubato e abusato in strada a Roma, sabato notte, e da sua madre che ha poi denunciato di aver subito a sua volta violenza sessuale dagli stessi due tunisini che avevano molestato e depredato della minicar il ragazzo, ci si interroga sul perché di tanta ferocia, nonché sulla questione della criminalità. Non solo nella capitale. Anche a Milano una decina di giorni fa c'è stato un episodio simile, una rapina seguita da abusi sessuali ai danni di un minore, di giorno, in una città ancora sconvolta dalle violenze di Capodanno in piazza Duomo.

Fatti di cronaca che ripropongono la questione sicurezza dei grandi centri urbani, sui cui la leader di FdI Giorgia Meloni - colpita dalla «violenza ripugnante» di Roma - ha annunciato un'interrogazione al ministro dell'Interno Lamorgese per «chiedere interventi urgenti per garantire la sicurezza dei cittadini». La vicenda del diciassettenne fa tornare in primo piano non solo la situazione di alcuni quartieri della capitale, come quello di San Basilio, dove è avvenuta l'aggressione e spesso al centro di episodi di criminalità predatoria, ma anche il timore per una possibile escalation dell'illegalità. I due tunisini, ragazzini di 16 e 17 anni ospiti di un centro di accoglienza per minori, non si sono accontentati di rapinare e violentare il coetaneo, ma sono saliti in casa sua per prendere altro denaro e hanno abusato anche della mamma. Una modalità di violenza «devastante» per la criminologa Roberta Bruzzone, che ritiene la rapina «un aspetto secondario». «L'associazione tra rapina e violenza sessuale - spiega - è un fenomeno sempre più diffuso, dove la violenza sessuale non è fine a se stessa ma un modo per umiliare il più possibile la vittima e lasciargli un segno indelebile». Se stiamo assistendo ad una «crescita esponenziale della gravità di questi fatti», secondo la Bruzzone, è anche per un problema di scarsa integrazione degli immigrati. Un aspetto trascurato troppo a lungo. «Queste persone non si sono mai integrate nel nostro tessuto sociale, spesso ci detestano e dietro al desiderio di appropriazione si nasconde la volontà di marchiare a vita. La rapina in casi del genere è solo un pretesto», ritiene la criminologa.

Diverso il discorso della baby gang, spesso multietniche, protagoniste sempre più frequenti delle cronache di tanti contesti urbani. «In molti casi - sostiene il dirigente della squadra mobile della questura di Milano, Marco Calì - c'è una commistione con forme di devianza giovanile: parliamo di serate segnate da comportamenti incivili che a un certo punto degenerano quando qualcuno del gruppo decide di dare libero sfogo ad una iperaggressività latente che si traduce in rapine di giubbotti, di cellulari, di calzature firmate. Con una violenza del tutto sproporzionata rispetto al valore del bottino». La logica «è sempre quella del branco, dove ci si spalleggia e ci si carica a vicenda: quasi sempre l'alcol, e spesso anche il ricorso a sostanze stupefacenti, funzionano da innesco».

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