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In allarme le imprese della componentistica. Stellantis poco colpita

L'esperto: "È una disputa fra Stati. Bruxelles si faccia carico dei costi"

In allarme le imprese della componentistica. Stellantis poco colpita
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"Donald Trump ha annunciato l'applicazione, da domani, di dazi del 25% su auto e camion importati dall'Ue? Il problema che si pone è sicuramente politico e non manageriale. Per questo, dovrebbe essere proprio Bruxelles a farsi carico della differenza di costi e, nel frattempo, avviare un negoziato con la Casa Bianca. Dunque, per fare un paragone, un'azione simile a quella fatta per le accise sui carburanti. Il problema, del resto, è tra due governi e non mi sembra giusto che a pagare il conto sia l'industria automotive". In attesa di sviluppi, ecco la ricetta di Bernardo Bertoldi, docente di economia e gestione delle imprese all'Università di Torino, nonché autore del caso di studio ad Harvard sul "metodo Marchionne", dopo l'annuncio a sorpresa di Trump nel fine settimana. "Sono lieto di annunciare - così il presidente - che, in considerazione del fatto che l'Ue non sta rispettando l'accordo commerciale da noi pienamente concordato, la prossima settimana aumenterò i dazi doganali su auto e camion importati negli Usa". E la precisazione: "Ovviamente per le produzioni in siti Usa non ci sarà alcun dazio".

"Questi stop and go di Trump - aggiunge Bertoldi - toccano un sistema industriale rigido che non può spegnere le fabbriche o diminuire i volumi di produzione. Si tratta di un sistema anelastico per cui il prossimo mese si produrrà ed esporterà più o meno uguale, salvo decisioni estreme di bloccare l'export. Viste le discussioni politiche che cambiano in continuazione, se fossi un capo azienda non prenderei decisioni che implichino un commitment di investimenti per i prossimi anni".

Guardando a Stellantis e all'Italia, l'impatto dei nuovi dazi risulterebbe minimo. Il gruppo guidato da Antonio Filosa ha negli Usa il primo mercato mondiale e lo stesso ceo, proprio l'altro giorno, ha affermato che "Stellantis mantiene un dialogo positivo e costruttivo con l'amministrazione di Donald Trump". Dall'Italia, infatti, vengono esportati solo 10mila-20mila veicoli tra Alfa Romeo Tonale, Giulia e Stelvio, gamma Maserati e Fiat 500 elettriche.

"A spedire auto negli Usa - ricorda Roberto Vavassori, presidente di Anfia (filiera italiana automotive) - sono le solite case della Motor Valley, Ferrari e Lamborghini, un export che conta rispettivamente per meno del 20%, e non tantissimo altro, visto che il flusso di Stellantis si è praticamente esaurito. A risentirne, invece, sarebbe la componentistica dei marchi premium tedeschi per i prodotti destinati a quel mercato, anche se l'impatto vero si è avuto con i dazi precedenti del 20%. Per la componentistica italiana, infatti, la Germania è un cliente da 5 miliardi di giro d'affari e il danno stimato è stato intorno a 400 milioni. Una considerazione: la decisione di Trump è avvenuta proprio a ridosso delle richieste di rimborsi da parte di costruttori e componentisti sia Usa sia europei. Un caso?".

Preoccupati, come prevedibile, sono soprattutto i tedeschi che, attraverso Hildegard Mueller, presidente dell'associazione Vda, chiedono a Washington e Bruxelles di "allentare le tensioni" e di "avviare rapidamente i negoziati per scongiurare costi enormi per un settore già in difficoltà".

"Quelle di Trump sono dichiarazioni che creano incertezza per imprese e investimenti. Bruxelles deve reagire con determinazione, ma con equilibrio", il parere di Roberto Pietrantonio, presidente di Unrae, che riunisce le case automobilistiche che esportano in Italia.

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