È allarme varianti, focolai nelle scuole e più casi tra i bimbi. Ecco regole speciali

Nel Milanese 700 alunni in isolamento. La Lombardia: test negativo obbligatorio

Varianti. Ora è questa la parola che spaventa: la capacità di mutazione del Covid e le sue varianti che possono essere più contagiose, più letali e soprattutto rendere le terapie e anche il vaccino, almeno parzialmente, meno efficaci. In Italia dilaga la variante inglese. Dopo il primo caso nelle Marche in dicembre, ieri come in un domino si sono moltiplicati i casi in tutto il territorio. Identificato un focolaio dopo il sequenziamento in un paio di scuole di Bollate, comune a Nord di Milano. Chiuse subito la primaria Marco Polo nella frazione di Ospiate, e un istituto comprensivo proprio in centro a Bollate che raccoglie oltre 700 alunni. Ma sempre a Ospiate era già scattata la quarantena per i piccoli dell'asilo.

Niente lezioni in presenza quindi anche per le elementari fino a nuovo ordine ma intanto sono già una sessantina i test positivi tra bambini, familiari e personale: la diffusione ha indotto il sospetto che si trattasse della variante inglese e gli esami lo hanno confermato. E la Lombardia che conta oramai oltre 130 casi di varianti corre ai ripari con regole più stringenti definite dal direttore generale del Welfare, Marco Trivelli. Tampone negativo obbligatorio per i contagiati per essere dichiarati guariti, mentre prima bastavano 21 giorni anche con test ancora positivo in assenza di sintomi. E ancora tampone al quinto giorno e comunque 14 giorni di quarantena per i contatti stretti.

Ieri sono stati registrati altri 17 casi positivi di variante inglese anche in Friuli-Venezia Giulia. Poi altri tre casi della stessa variante al Villaggio Prenestino, a Est di Roma. La scuola è stata immediatamente chiusa, i positivi sarebbero al momento già un trentina. «La variante inglese diventerà il ceppo dominante al mondo» è la nera previsione di Sharon Peacock, a capo del programma di sorveglianza genetica del Regno Unito, intervistata dalla Bbc. Attesa quindi per il report dell'Istituto superiore di sanità sulle varianti che doveva uscire ieri, ma che è slittato ad oggi perché alcune Regioni non hanno trasmesso dati specifici.

Una diffusione che preoccupa anche la Fondazione Gimbe. Il presidente Nino Cartabellotta, parla di una «calma piatta purtroppo solo apparente» in riferimento a «situazioni molto critiche come quelle dell'Umbria dove le nuove varianti hanno determinato rapidamente un'impennata dei casi e la saturazione di ospedali e terapie intensive potrebbero improvvisamente esplodere ovunque, visto che le varianti del virus circolano ormai in tutto il Paese». Preoccupano 17 Province dove l'incremento percentuale dei nuovi casi negli ultimi 7 giorni supera il 5 per cento.

Ieri i ricercatori dell'Irccs Burlo Garofalo, dell'Università di Trieste, hanno reso noto che in collaborazione con l'Università di Milano è stata individuata la mutazione che circola con più frequenza tra i bambini. Si tratta della mutazione N439k, la seconda più comune che si trova sulla proteina Spike di Sars Cov2 rintracciata in una bambina che presentava un'elevata carica virale. La variante inglese (British B.1.1.7 variant) è decisamente più contagiosa e si diffonde con una velocità incontrollabile. Per quella sudafricana (South African variant B.1.351) sembra sia totalmente inutile il vaccino Astrazeneca e anche la brasiliana (Brazilian B.1.1.28.1 variant) ha destato l'allarme della comunità scientifica.

Durante la seconda ondata è stata osservata in alcuni bambini un'elevata carica virale, a livelli mai riscontrati prima. Anche l'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma segnala un aumento dei casi di sindrome multi-infiammatoria sistemica sul quale hanno avviato uno studio per stabilire se l'incremento dipenda dalle varianti. Novità sulle mutazioni del coronavirus anche nelle studio portato avanti dall'equipe dai professori Pasquale Ferrante e Serena Delbue dell'Università di Milano. Identificata una nuova mutazione di Sars Cov2, presente nel gene codificante per la proteina accessoria ORF-6, utile per analizzare la risposta immunitaria e studiare nuove strategie terapeutiche.

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