Meloni, Tajani, Salvini e Lupi. Il centrodestra, per voce dei leader, fa quadrato sul caso Pucci. E dice no al bavaglio della sinistra. La sinistra sbanda e butta la palla in tribuna. Conte, Schlein e Renzi parlano di frane e tasse. E quasi ritirano le accuse. Intanto, piove sul bagnato: Pucci dovrà rinunciare a un evento organizzato da Conad. Con una storia sul proprio profilo Instagram il comico fa lo screenshot di una mail inviata da parte dell'area comunicazione di Conad, società cooperativa della grande distribuzione organizzata. "Buon pomeriggio, a seguito delle vicende successe negli ultimi giorni a livello mediatico, purtroppo ci vediamo costretti a rinunciare all'ingaggio dell'artista Andrea Pucci al nostro evento aziendale".
Dal fronte del centrodestra però il sostegno è unanime. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ritorna alla carica: "Invito la Rai a chiedergli di cambiare idea. Invito ufficiale la Rai a chiedere a Pucci di ritornare sui suoi passi". Identico appello arriva dalla ministra Daniela Santanchè.
Meloni al Corriere della Sera consegna il suo pensiero sul caso: "Non sopporto il doppiopesismo. È un principio insopportabile. È davvero la cifra della sinistra, la usano sempre. E non ci sto. Se al Festival avesse partecipato Pucci - spiega Meloni ammettendo che "a stento" sapeva chi fosse il comico - secondo me bisognava chiedergli di non parlare di politica. Ma minacciare di morte, chiederne la censura, semplicemente perché non se ne condivide il taglio, lo considero sbagliato". Lo stesso ministro Tommaso Foti interviene: "Non ho mai catalogato i comici tra destra e sinistra, ma qui emerge un doppiopesismo evidente. Se si ironizza su un esponente del Pd è body shaming, se si rappresenta Giorgia Meloni in modo sconcio è satira. È una sinistra faziosa, sempre pronta a chiedere la censura di chi non le è affine". Il no all'invito di Carlo Conti da parte del comico è irremovibile. Nonostante il pressing di La Russa. Il leader del M5s Giuseppe Conte entra a gamba tesa nella polemica: "Avete capito perché parlano di Pucci? Stanno mandando il Paese all'asta dopo 32 mesi di crollo della produzione industriale. Con i finti sovranisti al governo abbiamo ben 429 aziende italiane in un solo anno che hanno fatto fusioni o sono state acquisite da imprese estere, da Tim finita in mano agli americani a IP agli azeri. C'è un boom di aziende in liquidazione giudiziale (+38% rispetto al 2022), la cassa integrazione dilaga, i lavoratori a zero ore perdono 6mila euro netti in media". Però l'avvocato sembra dimenticare che a parlare per primi di Sanremo e Pucci sono stati i suoi alleati del Pd. Schlein si accoda al gioco del tiro del pallone in tribuna: "Mi chiedo se oggi Giorgia Meloni e Matteo Salvini, dopo aver passato il fine settimana a occuparsi della scaletta del Festival di Sanremo, trovino almeno cinque minuti per spiegare come intendono sostenere le oltre 1500 persone sfollate di Niscemi, che hanno perso tutto, e come vogliono far fronte ai due miliardi e mezzo di euro di danni provocati dal ciclone Harry al Sud".
Fratelli d'Italia (come Lega e Fi) mantiene la barra dritta: "Il caso Pucci mette a nudo, ancora una volta, l'ipocrisia di una sinistra che ha nella sua stessa storia una vocazione alla censura piena e totale, richiamandosi esplicitamente ai metodi del vecchio Partito Comunista Italiano.
Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile e a un evidente doppiopesismo: quando si attacca ferocemente il presidente Meloni, la sinistra grida alla libertà di satira come valore intoccabile e assoluto; se invece un comico che non appartiene al circuito del mainstream osa esprimersi, scatta immediatamente la censura" attacca il deputato di Fratelli d'Italia, Federico Mollicone in diretta su Rainews24. Il centrodestra alza il muro contro il bavaglio.