Ancora in picchiata l'affluenza ai seggi. Gli astensionisti il primo partito

Alle 23 il dato nazionale parziale era del 35,80% con ulteriore calo rispetto al primo turno. Pesa sulle sfide chiave di Roma, Torino e Trieste e degli altri 7 capoluoghi di provincia

Ancora in picchiata l'affluenza ai seggi. Gli astensionisti il primo partito

Alle 23 del primo giorno di ballottaggio l'affluenza ha segnato un altro record negativo. Si è recato al seggio soltanto il 35,80% mentre al primo turno alla stessa ora si era chiusa con il 41,65%. Insomma molto meno della metà degli elettori ha deciso di dare il proprio contributo per la scelta del candidato E chi resta a casa è maggioranza muta. In gioco la guida di tre capoluoghi di regione (Roma, Torino e Trieste) e di altri sette capoluoghi di provincia (Latina, Savona, Varese, Benevento, Cosenza, Caserta e Isernia). In totale sono chiamati a esprimere la propria preferenza oltre due milioni di elettori per scegliere i sindaci che guideranno 65 amministrazioni comunali.

La giornata si è aperta con Carlo Calenda, uno degli sconfitti al primo turno nel voto della Capitale, che sui social pubblica la foto del momento in cui vota con una disincantata didascalia: «Con aria mesta, ma ho fatto il mio dovere». Ben altro atteggiamento i due rivali del secondo turno. Roberto Gualtieri, reduce dalla manifestazione di San Giovanni dove in tanti hanno mostrato oltre ai cartelli della Cgil anche quelli con il simbolo del Partito democratico, ed Enrico Michetti, bersagliato fin nel giorno del silenzio elettorale da scandalistiche rivelazioni pur di minare le possibilità di successo. Quest'ultimo è rimasto in silenzio uscito dal seggio (a Monteverde) evitando anche le solite frasi di prammatica che esortano alla partecipazione al voto. Cosa che sempre a Roma hanno fatto il presidente della Regione Nicola Zingaretti («In democrazia si vota, buon voto a tutti»), il segretario dem Enrico Letta («Buon voto a tutti, viva la democrazia!) e il ministro Renato Brunetta che su Twitter scrive: «Ho appena votato anche per il secondo turno. E tu?» Mentre l'aspirante sindaco torinese del centrodestra Paolo Damilano è arrivato al seggio scortato dalla stessa squadra del primo turno: padre, madre e i due figli più grandi. «Bisogna che Torino dia esempio di grande partecipazione», le sue parole.

Sia a Roma (affluenza al 34,16%) che a Torino (32,67%) il ballottaggio vuol dire soprattutto archiviazione del «grillismo». La Raggi è rimasta fuori dal secondo turno mentre nel capoluogo sabaudo la Appendino ha proprio rinunciato a correre. Ed è così che la sfida è tra due campioni della società civile, sostenuto dal centrodestra, e due militanti dem. In queste due città a preoccupare gli analisti è l'affluenza delle periferie. Sono soprattutto i quartieri periferici, infatti, ad aver condizionato il voto del primo turno. Ma l'affluenza è stata veramente bassa proprio nei quartieri dove al primo turno erano più marcate le risposte dell'elettorato. Nella capitale, così come a Torino e Trieste , la perdita è stata di 3-4 punti percentuali. Un crollo dell'affluenza si è registrato a Cosenza (meno 10 per cento nel dato parziale delle 19) mentre a Varese l'affluenza ha sostanzialmente tenuto limitando la perdita a un due per cento.

Non si sono registrati incidenti di particolare rilievo. L'unica gaffe da parte di un commentatore televisivo che durante la cronaca di una partita del Cosenza ha invitato a votare per il candidato del centrodestra. Scelta che ovviamente ha spiazzato i dirigenti del canale televisivo che si sono subito dissociati.

Commenti