Gli anni d'oro con Berlusconi. "Amico e grande patriota"

Dall'incontro a Portofino, una sintonia lunga 40 anni. La nascita di Programma Italia con una stretta di mano

Gli anni d'oro con Berlusconi. "Amico e grande patriota"

L'incontro che decide una vita arriva nel 1981. Silvio Berlusconi è già mille cose e mille rapporti, Ennio Doris è solo uno sconosciuto di talento. Ha già un piano per raccogliere il risparmio degli italiani, gli manca quel briciolo di fortuna che serve per partire. E il destino si presenta nella cornice fiabesca di Portofino: «Approfittai di un viaggio a Genova - ha raccontato qualche mese fa a Stefano Lorenzetto per il Corriere della sera - per portare mia moglie a Portofino. E sul porticciolo chi vidi?». Ovviamente lui: «Silvio Berlusconi. Parlava con un pescatore che stava riparando le reti». Doris capisce al volo che quella è la sua occasione e non se la fa scappare: «Gli dissi: La ammiro molto, posso stringerle la mano? Ne fu lusingato. Gli presentai brevemente un progetto sugli immobili. Lui mi pose tre domande. Alla terza, dimostrò di aver capito il mio settore più di me».

Quindici giorni dopo, i due si rivedono ad Arcore. «Mi ero presentato con un dossier che raccoglieva i profili di tremila clienti, giusto per dimostrare che non partivo da zero. In quel momento mia madre mandò dal cielo un colpo di vento che sparse quei fogli sul prato. Le pagine sembravano migliaia, anziché un centinaio». L'accordo, sotto la veranda, è fatto: «Di solito Berlusconi era abituato a incontrare interlocutori del genere: Io guadagno tanto, quindi deve darmi di più». Ma quel giovane arrivato dal Veneto più povero è fatto di un'altra pasta e si fida della chimica: «Io gli dissi solo: Facciamo una società al 50 per cento. Non servì altro».

A Manila Alfano, nel libro Sembrava impossibile, il patron di Mediolanum aggiunge una sensazione: «Lui non sapeva nemmeno chi fossi, mi sono fatto avanti, senza paura, ha visto in me un luccichio negli occhi, qualcosa». Nasce così Programma Italia: le quote sono divise salomonicamente fra Doris e il gruppo Fininvest. Poi la società cambia nome e diventa Mediolanum ma quel sodalizio, quel legame professionale e umano andrà avanti per tutta la vita.

Oggi l'ex presidente del Consiglio lo ricorda con parole colme di affetto e nostalgia: «Un grande uomo, un grande imprenditore, un grande patriota, un grande italiano.». E ancora: «Un uomo generoso, altruista, sempre attento agli altri, vicino a chi aveva bisogno. Ci mancherai molto». E poi, virando sul personale, quasi a sondare un dolore che non si riesce a misurare e sporgendosi sull'orlo del mistero, conclude: «Mi mancherà moltissimo».

Per quarant'anni, Doris è stato considerato con Gianni Letta e Fedele Confalonieri una delle persone più vicine al Cavaliere. «Silvio - raccontava - è sempre generoso, anche nei paragoni. Per lui l'amicizia ha un valore assoluto. Non la tradirà mai». Il figlio del mediatore di bestiame e il rampollo del dirigente di banca s'intendevano al volo. Erano cresciuti in ambienti diversi, uno in città e l'altro in campagna, ma hanno preso la vita di petto. Senza farsi imprigionare dalle circostanze e dalla condizione sociale.

Anche se, naturalmente, le rispettive biografie spiegano anche le loro differenze: «Un po' t'invidio - gli diceva qualche volta il Cavaliere - Hai trovato subito la donna giusta». Lina, la moglie che gli è stata sempre a fianco. Va meglio con le barche: il primo amore di Silvio, il Principessa VaiVia, un superbo yacht di 42 metri, passa di mano e viene acquistato da Doris che «segue» l'imprenditore lombardo anche per mare. «Fra Silvio ed Ennio - dice Ubaldo Ubaldo Livolsi, ev ad di Fininvest e oggi professore di Corporale finance alla Link di Roma - c'era una grande sintonia. Non si vedevano così spesso nei momenti di relax perché Doris appena poteva rientrava a Tombolo, il suo paese, a giocare a carte, ma c'era una fortissima stima reciproca. Ricordo quando Mediolanum si trasformò in banca. Il management del Biscione era perplesso ma Silvio invece incoraggio Doris a proseguire. Aveva capito che l'idea della banca senza sportelli era un passo nel futuro e che sarebbe andata bene. Così è stato».

Il 9 novembre 2011, in piena tempesta dello spread, è Doris a suggerire al Cavaliere con una dichiarazione alle agenzie quel che Berlusconi non avrebbe mai fatto: lasciare il governo. «È evidente - afferma quel giorno il banchiere - che quello che chiedono l'Europa e il mercato è un governo di transizione che abbia un grande prestigio sul mercato e non sia né di destra né di sinistra. Secondo me, e me lo auguro, questo dovrebbe essere lo sbocco della crisi». Siamo all'epilogo.

Nei momenti difficili, Doris sa anche esplicitare un punto di vista scomodo. Insomma, si rivela fino all'ultimo per quello che è: una persona folgorata sulla via di Arcore. Non un cortigiano. E Berlusconi lo apprezzerà ancora di più.

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