Guerra in Ucraina

Asse Draghi-Meloni contro Berlino

Energia, telefonata tra i due e nota "fotocopia". Ma Salvini: intervenire anche in Italia

Asse Draghi-Meloni contro Berlino

Per Giorgia Meloni è la prima vera giornata da premier in pectore. Sul tavolo, certo, resta il delicato dossier della squadra di governo (e il nodo dell'incarico che avrà Matteo Salvini), ma per la prima volta la leader di Fratelli d'Italia inizia a muoversi in vista del ruolo che è destinata a ricoprire di qui a un mese (se tutto va bene, il 22 ottobre). In mattinata, all'hotel Parco dei Principi di Roma, incontra il presidente del Cio Thomas Bach (presente anche il numero uno del Coni Giovanni Malagò) per fare il punto sull'organizzazione delle Olimpiadi invernali in programma a Milano e Cortina nel 2026 («io sono sempre stata a favore dei Giochi, anche quelli di Roma, ma purtroppo nel 2016 ha vinto Virginia Raggi...», si lascia scappare con un sorriso). Mentre in tarda serata dice la sua sulla crisi del gas, sempre più preoccupante anche alla luce dello scontro che si registra a Bruxelles in queste ore sull'introduzione del price cap, con la Germania che - avendo le risorse per muoversi in autonomia - è contraria all'intervento generalizzato chiesto a gran voce da Italia, Francia e altri 13 Stati dell'Ue. Una posizione che condivide quasi alla lettera con Mario Draghi.

È il presidente del Consiglio in carica, infatti, il primo a muoversi, con una nota piuttosto dura nella quale invoca una risposta unita dell'Europa («nei prossimi Consigli Ue dobbiamo mostrarci compatti, determinati e solidali», dice l'ex numero uno della Bce). Passa qualche ora e Meloni segue la strada tracciata dal premier. Con un comunicato praticamente identico. La conferma di una sintonia che non è certo cosa delle ultime settimane. I due si sentono perfino al telefono per confrontarsi sulla questione, anche se - precisano da Palazzo Chigi - il colloquio è successivo alla nota di Draghi. Certo è che i testi dei due comunicati convergono quasi alla lettera. Anche se pare che Meloni avrebbe voluto essere più netta nel criticare la Germania, posizione poi derubricata per evitare forzature (anche lei, come il premier, si limita ad auspicare una «strategia comune»). Che il riferimento sia a Berlino, d'altra parte, è implicito. «Di fronte alla sfida epocale della crisi energetica - dice - serve una risposta immediata a livello europeo. Nessuno Stato membro può offrire soluzioni efficaci da solo, neppure quelli che appaiono meno vulnerabili sul piano finanziario». L'augurio, dunque, è che nel Consiglio Ue sull'energia in programma oggi «prevalga il buon senso».

Insomma, piena sintonia con Draghi. Ma non con Salvini. Che proprio nelle stesse ore riunisce i 95 parlamentari appena eletti a Montecitorio e, tra le altre cose, invoca un intervento sull'energia che segua l'approccio della Germania. «Urge intervenire anche in Italia, altrimenti - dice - le nostre aziende non potranno più competere e lavorare».

D'altra parte, che tra i due non ci sia gran sintonia non è un mistero. Tanto che è proprio sul nodo del ruolo del leader della Lega nel futuro governo che è in corso un deciso braccio di ferro. Salvini ha capito che gli spazi di manovra per tornare al Viminale sono praticamente nulli (citofonare Quirinale e diplomazie internazionali), ma alza il prezzo. Veicola lo scenario irrealistico ai limiti del ridicolo dell'appoggio esterno e prova a portare a casa la poltrona di vicepremier con deleghe pesanti (vorrebbe quelle del Mise, mentre Meloni lo spinge verso le Politiche agricole). Lo schema su cui si ragiona è quattro ministeri a Lega e Forza Italia, otto a FdI. Con un tira e molla sui tecnici nei quattro ministeri chiave. La premier in pectore pare vorrebbe gli Esteri, così fosse l'azzurro Antonio Tajani potrebbe aspirare agli Interni. Dando per scontato che sul Mef l'ultima parola sarà di Sergio Mattarella, il risiko dipenderà anche dalla partita delle presidenze delle Camere (qualcuno ipotizza Giancarlo Giorgetti a Montecitorio, ma c'è da capire cosa davvero ne pensa Salvini).

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