Un aspro ping pong in stile "tribuna politica", quello andato in scena ieri a Budapest, ma non tra i due candidati alle elezioni parlamentari di domenica prossima, bensì tra il vicepresidente americano e i vertici dell'Ue: il primo ha attaccato frontalmente Bruxelles, che si è difesa piccata. JD Vance è arrivato ieri in Ungheria per supportare Viktor Orbàn, premier dal 2010 e alleato chiave del movimento MAGA. Ha partecipato a un comizio facendo segnare un piccolo record: era dal 2006 che il governo statunitense non attenzionava con una visita ad hoc la capitale magiara, all'epoca fu il presidente George W. Bush. Oggi le urne hanno un peso specifico completamente diverso soprattutto per le conseguenze internazionali del risultato e in seno ai dossier geopolitici interconnessi, come l'energia, il rapporto con la Russia di Vladimir Putin e il destino della Nato.
"Facciamolo rieleggere, non ascoltate l'Ue", ha detto Vance ai supporter di Orbán che per la prima volta in 16 anni non parte con il favore dei sondaggi. E ancora: "Vogliamo che scegliate il vostro futuro senza che forze straniere vi dicano cosa fare. Non vi sto dicendo per chi votare, ma di non ascoltare i burocrati di Bruxelles: ascoltate il vostro cuore, la vostra anima e la sovranità del popolo ungherese". Poi il carico: "Diversamente da alcuni leader europei, non sono qui per minacciarvi o per dirvi che vi verranno tolti fondi a cui avete diritto". Rapida la reazione dell'Ue che per bocca di una portavoce della Commissione ha risposto che le elezioni sono una "scelta esclusiva dei cittadini e non sono decise dalle Big Tech e dai loro algoritmi".
Nel frattempo, Donald Trump si è collegato in diretta telefonica con lo MTK Sportpark di Budapest, dove era in corso il comizio, con un messaggio pro Orbàn: "Amo l'Ungheria e amo quel Viktor" che non ha permesso alla gente di "assaltare" e "rovinare" il Paese. Vance poi lo ha definito l'uomo che ha fatto "più di qualsiasi altro leader europeo per favorire una soluzione efficace" alla guerra tra Russia e Ucraina. Non è mancato un passaggio sull'altro tema di grande attualità negli Usa, ovvero quel sentimento di scetticismo su Ue e Nato che serpeggia tra buona parte dei Repubblicani: "Amiamo l'Europa, la amiamo davvero", ha detto nel suo discorso, per poi puntare il dito contro certe élite occidentali che vedono "solo ingiustizia" nella storia occidentale, "razzismo ed esclusione" nelle società contemporanee, "oppressione" nel cristianesimo e "costrizione" nella famiglia.
Il "grazie" di Orbán alla grande mobilitazione della Casa Bianca si ritrova nella disponibilità a ospitare un vertice Usa-Russia per la pace in Ucraina, aggiungendo un'altra considerazione anti-Ue: "Se ci fosse stato Trump nel 2022 non ci sarebbe stata una guerra, gli europei, soprattutto Bruxelles, continuano a bloccare i colloqui di pace con la Russia".
Sullo sfondo resta il grande gioco delle alleanze tra super player e il dossier energetico, che impatta tanto sul fronte ucraino quanto su quello iraniano.
Nel gasdotto Turkstream che trasporta gas russo dalla Turchia in direzione dell'Europa centrale, nella regione serba della Vojvodina, è stato ritrovato dell'esplosivo. Per questa ragione Orbán ha parlato apertamente di un tentato "atto di sabotaggio" e già due mesi fa aveva ordinato lo schieramento di militari nei pressi delle infrastrutture energetiche coinvolte.