Fontana: "Mascherine? Avevo ragione io Ora basta stillicidi settimanali"

Attilio Fontana venne attaccato ferocemente per il video con la mascherina il 26 febbraio 2020: a un anno di distanza ricorda quel momento

Fontana: "Mascherine? Avevo ragione io Ora basta stillicidi settimanali"

Un anno fa, la Lombardia e l'Italia erano appena piombati nell'incubo del coronavirus. Ancora non si sapeva contro cosa si sarebbe dovuto combattere e, soprattutto, per quanto. Si viveva con l'incubo dell'aumento dei contagi e dei morti che iniziavano a essere segnati come Covid. Attilio Fontana e la sua giunta sono stati i primi in Italia ad attuare le misure di contenimento contro il coronavirus ed esattamente un anno fa faceva il giro del web l'immagine del governatore della Lombardia con indosso una mascherina chirurgica. Erano i giorni della confusione, degli esperti che sconsigliavano di indossarla. Attilio Fontana venne deriso per quel gesto simbolico e oggi, a un anno esatto di distanza, si toglie qualche sassolino dalle scarpe.

"Il 26 febbraio 2020 una collaboratrice risultò positiva al Covid; annunciai di dover entrare in isolamento utilizzando anche la mascherina per proteggere me stesso e chi mi era vicino. Ricordate le critiche per quel gesto che, allora come oggi, era il semplice rispetto delle regole e del buon senso?", esordisce Fontana in un post condiviso sul suo profilo Facebook, dove ha caricato un'intervista video realizzata di recente. "Un anno fa mi ero reso conto della gravità di quello che rischiava di succedere, non perché avessi una particolare conoscenza ma perché avevo esaminato con attenzione le dichiarazioni del presidente della Cina, che aveva denunciato come il Covid fosse la più grave emergenza sanitaria della storia della Cina", ha proseguito il governatore, che poi sottolinea come "da sempre la mascherina è stata individuata come mezzo per proteggersi e per difendere gli altri dalla circolazione di qualunque tipo di virus, non era una prospettiva molto difficile da prevedere". Nonostante il gesto di buon senso, "si sono scatenati contro di me e si è scatenata una parte dell'opinione pubblica contro la Lombardia, in maniera del tutto gratuita".

È passato esattamente un anno da quel momento, l'Italia è ancora stretta nella morsa del coronavirus, ma a differenza di quei drammatici momenti "abbiamo un grandissimo vantaggio, abbiamo delle cure migliori, più efficienti, più mirate a combattere il virus e soprattutto abbiamo la prospettiva di una vaccinazione che sarà l'unico mezzo attraverso il quale sconfiggere in virus". Tuttavia, la strada d'uscita della pandemia è ancora lunga e non certo semplice da percorrere. Attilio Fontana sottolinea che "dobbiamo avere più dosi di vaccini" e che "dobbiamo insistere perché il nostro Governo riesca a ottenere una maggiore quantità di vaccini per potere fare questa operazione su tutta la popolazione, che ci porterebbe alla vittoria sul virus". Non è finita, per questo il governatore chiede pazienza e attenzione ai suoi cittadini: "Finché non ci sarà la conclusione della campagna vaccinale, si dovrà sempre prestare molta attenzione".

Oggi, Attilio Fontana ha comunicato il nuovo ingresso della Lombardia in zona arancione a causa dell'aumento dei contagi: "Prendiamo atto della decisione, ma è arrivato il momento che i tecnici e gli scienziati studino e poi ci dicano in modo chiaro e definito come superare questo stillicidio settimanale attraverso regole stabili e sicure. Le informazioni scientifiche ormai ci sono. I cittadini e le imprese devono essere garantiti nella vita quotidiana con un orizzonte più lungo della verifica settimanale". Il governatore sottolinea la necessità della programmazione di ampio raggio: "Il nuovo Governo può dare un importante segnale di discontinuità su questo tema e - sono certo - avrà al suo fianco le regioni, ha dichiarato Fontana". Un ulteriore sforzo per la Lombardia, anche se "sappiamo molto bene quali sono i comportamenti non pericolosi e quelli compatibili con le diverse attività sociali ed economiche, a patto di seguire le regole che tutti ci siamo dati. Auspico quindi che si lavori su questo trovando un equilibro tra la necessità di garantire da un lato la sicurezza sanitaria e, dall'altro, la tenuta del sistema economico".

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