Agcom ha oscurato i siti hot frequentati dai minori. Ma ha risolto solo una minima parte del problema. Perché un conto è un'attrazione dei ragazzini verso il proibito e verso la pornografia on line, un altro è la maturazione di una vera dipendenza. Ne abbiamo parlato con lo psichiatra Emanuele Bignamini, referente scientifico dell'istituto Europeo delle Dipendenze di cui Federico Seghi Recli è socio fondatore.
Bignamini, l'accesso così facile alle pornografia ne ha aumentato l'abuso. Ma cosa significa esserne dipendenti?
"Diventarne dipendenti significa che il piacere viene limitato a specifiche modalità. Non si prova liberamente ma si cristallizza in forme eccessive. Nella sessualità reale, il rapporto va cercato ed è legato al consenso della persona che si desidera. Nella sessualità addicted, nello specifico quella on line, il piacere è a disposizione in qualsiasi momento, senza alcun limite e impegno. Si diventa dipendenti per le stesse dinamiche del gioco d'azzardo: rapidità dello stimolo, tempi e ritmi incalzanti".
Come avviene il ritorno alla realtà?
"Con una vera terapia di disintossicazione: è un resetting delle strategie di gratificazione. Per affrontare angoscia, solitudine e minacce di morte si imposta un cambiamento, cercando di dare un nuovo significato alla vita e cercando il contatto con l'altro".
Di fatto si torna a parlare di sentimenti oltre che di piacere mordi e fuggi?
"Sì, ai ragazzi che seguiamo vengono insegnate affettività e 'umanità' per farli tornare alla realtà e aiutarli ad uscire dalla loro vita dissociata".
Ma la colpa è davvero solo dei social e dei siti porno?
"C'è anche una grossa mancanza di educazione in famiglia e sociale. I modelli sono urlatori con pochi contenuti".
I ragazzi che seguite cosa vi chiedono?
"Hanno una spinta molto forte verso la ricerca di un senso. Hanno bisogno di trovare riferimenti. Per questo i modelli sono fondamentali. Ma finchè gli adolescenti vengono considerati come consumatori perché sono un facile bersaglio, verranno solo sfruttati senza che nessuno dia loro le risposte che cercano".
In che senso sfruttati?
"Ragionano con la pancia più che con la parte razionale, quindi sono influenzabili e facili
destinatari di messaggi sui social. Clienti perfetti e infatti molto ricercati. In adolescenza non è ancora sviluppata la corteccia prefrontale, quella che modula le spinte motivazionali, il senso del rischio e del limite".