Una via di mezzo fra la vecchia norma, più liberal, e quella voluta dal vicepremier Matteo Salvini, assai più rigida. La Corte costituzionale ha stabilito infatti che chi guida dopo aver assunto stupefacenti sarà punito solo se crea pericolo per la sicurezza nelle strade. Un verdetto ispirato ai principi della proporzionalità e dell'offensività e in qualche modo un punto di equilibrio fra le due successive versioni della norma, l'articolo 187 del codice della strada.
Il testo originale affermava: "Chiunque guida, in stato di alterazione psico-fisica, dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è punito" con l'ammenda o l'arresto, a seconda dei casi. Nel dicembre 2024, con un decreto legislativo pensato su input del leader della Lega, l'articolo 187 era stato modificato semplicemente cancellando quell'inciso dal significato assai pesante - in stato di alterazione psicofisica -, dunque il rischio di condanna, in una situazione del genere diventava automatico.
Ora non sarà più così, ma nemmeno si torna al passato.
In sostanza, la Consulta cerca di definire un quadro più oggettivo e lo fa ancorando il punto di caduta della nuova norma alla figura dell'assuntore medio: "Non sarà più necessario dimostrare che la sostanza stupefacente assunta - si legge in un comunicato della Consulta - abbia effettivamente alterato la capacità di guida del conduttore. Ma occorrerà comunque accertare la presenza nei suoi liquidi corporei di una quantità della sostanza che appaia idonea ad alterare queste capacità in un assuntore medio, così da creare pericolo per la circolazione stradale".
Tabelle e numeri per fissare un confine certo e ben visibile: chi lo supera va in collisione con il codice penale e viola la legge. La legge ha superato il vaglio della Consulta e non è stata dichiarata incostituzionale come qualcuno immaginava. Ma in qualche modo, è stata ridimensionata e il suo perimetro di applicazione si restringe.
È evidente che si scontravano due filosofie opposte: quella più dura vede negli stupefacenti un pericolo comunque, al di là del superamento di una certa soglia. Se fumi hashish o sniffi e poi ti metti al volante sei di fatto una mina vagante per te stesso e gli altri e dunque ne risponderai in qualunque momento.
Ma c'è anche chi capovolge questo ragionamento e ne fa una questione di libertà: io posso fare quello che mi pare, se la polizia mi intima l'alt non può denunciarmi se non ha dimostrato la mia alterazione.
"Siamo di fronte a una Consulta che normalizza calpestare principi cardine del nostro ordinamento - affermano Filippo Benigno, segretario di Radicali italiani e l'avvocato Marianna Caiazza - La punibilità presuppone ora l'accertamento di un'effettiva incapacità alla guida non più attraverso una valutazione medica, come avveniva nel passato, ma mediante analisi tossicologiche, in particolare del sangue. Una conclusione che lascia interdetti".
In realtà, con il decreto Salvini si poteva processare chiunque avesse consumato droga non solo subito prima di mettersi al volante, ma anche giorni, settimane e perfino mesi.
Ora si stabilisce un criterio mediano che cerca di tenere insieme prospettive e punti di vista diversi, se non agli antipodi. I test, compiuti a ridosso del check, dovrebbero dare risultati chiari. E dunque ci sarà, almeno sulla carta, meno spazio per interpretazioni a fisarmonica.