Il confronto a Palazzo Chigi parte pochi minuti dopo le 20 e stavolta ci sono tutti i ministri coinvolti, ma soprattutto ci sono Matteo Salvini, Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte. Allontanata la buriana della procedura di infrazione europea sui conti, la Lega spinge per affrontare la madre di tutte le battaglie. Di certo la più complessa e scivolosa, perché divide i due alleati in modo trasversale. Nella Lega ci sono le Regioni del Nord che scalpitano per accelerare, tra i 5s si sollevano dubbi a ripetizione, soprattutto nella parte che ha legami più solidi con il Mezzogiorno.
Nel Carroccio hanno generato irritazione le dichiarazioni di Barbara Lezzi che ha ribaltato sulla Lega la responsabilità dei ritardi: «Quando il ministro Stefani è venuta in consiglio dei ministri 20 giorni fa aveva trovato l'accordo con Sanità, Ambiente, Sviluppo economico. Tutti ministeri M5s. Sa con chi mancava l'accordo? Con l'Istruzione, retta dal ministro Bussetti». E la pattuglia grillina in Parlamento insiste perché le commissioni possano dire la propria. «Con capigruppo e presidenza - dice Carla Ruocco, presidente pentastellata della VI Commissione finanze della Camera - ho parlato dell'avvio di una indagine conoscitiva sui costi dell'autonomia differenziata». I leghisti temono che sia uno stratagemma per rimandare tutto alle calende e hanno chiesto di evitare duplicazioni. «Giusto non rifare il lavoro già fatto - dice al Giornale l'onorevole Ruocco - ma le Commissioni hanno il dovere di approfondire su un tema così delicato». Il nodo centrale è sganciare l'autonomia dalla spesa storica. «Anche perché - aggiunge Ruocco - è emerso che, considerando il settore pubblico allargato, il Sud riceve il 28 per cento dei trasferimenti dallo Stato, quando avrebbe diritto al 34 per cento». Anche l'opposizione mette i suoi paletti. Per Mara Carfagna «va fatta», a patto «che tutti gli italiani abbiano gli stessi diritti» e le Regioni «facciano meglio dello Stato». Che il nodo delle risorse sia centrale lo dice anche il fatto che tra i primi a intervenire ci sia Tria e che il tema occupi la prima parte del vertice.
Ma non è il solo. Le Regioni leghiste spingono perché il testo che uscirà dal Consiglio dei ministri per essere sottoposto ai governatori, una volta firmato sia inemendabile. Ma ieri Salvini si è detto disponibile al confronto parlamentare: «Il Parlamento potrà discuterne, ci sono le Commissioni che possono approfondire, suggerire, modificare» ma, aggiunge, «va approvato un testo».
In ballo non ci sono solo i soldi con la sostituzione dei costi standard a quelli storici. La Lombardia reclama competenze in materia di concessioni autostradali, ferroviarie e aeroportuali e la facoltà di gestire autonomamente 24 siti culturali, tra cui veri «big» come la Pinacoteca di Brera e il Cenacolo vinciano. Il ministero puntava a cederne solo quattro. Il Veneto insiste nella sua storica battaglia sull'autonomia nel campo dell'istruzione, sulla tutela ambientale, sulla gestione dei rifiuti. Ci sono intese, ma mancano ancora tanti dettagli.
Intanto Salvini, certamente non entusiasta della gestione della partita delle nomine europee da parte del premier, vuole accelerare la nomina del sostituto di Paola Savona al ministero per gli Affari europei.
Il prescelto sarebbe il ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana, un fedelissimo di Salvini e suo «compagno di banco» all'Europarlamento, segno che il leader leghista vuole una persona di fiducia a monitorare quella partita.
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