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Avs, gruppi pro Pal e collettivi. A sinistra fanno a gara per protestare contro gli Usa

Il partito di Bonelli e Fratoianni inscena un sit-in. E gli studenti inneggiano al comunismo cubano

Avs, gruppi pro Pal e collettivi. A sinistra fanno a gara per protestare contro gli Usa
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Passano gli anni, cambiano i governi ma la sinistra non perde il vizio di manifestare a sostegno delle dittature comuniste e contro le democrazie. Ieri, in occasione della visita del segretario di Stato americano Marco Rubio a Roma, è andata in scena una competizione tutta interna alla sinistra - tra Avs, collettivi e pro Pal - per scendere in piazza contro la sua presenza in Italia.

Già dalla mattina il partito di Fratoianni e Bonelli ha organizzato un presidio in via della Conciliazione (appena fuori Città del Vaticano) in concomitanza con la visita di Rubio al Papa a cui hanno preso parte i deputati e i senatori di Alleanza Verdi e Sinistra per lanciare il un messaggio: "No alla guerra, sì alla pace". I rappresentanti di Avs hanno srotolato due striscioni con il volto del presidente americano e del primo ministro israeliano e le scritte "Trump e Netanyahu criminali e nemici del mondo" e "Trump e Netanyahu no Kings della guerra". "Siamo qui per dire a Rubio che la guerra che l'amministrazione americana sta conducendo è una guerra illegale, che bisogna invece rispettare e ripristinare il diritto internazionale, bisogna rilanciare le ragioni della pace. Trump, Netanyahu, la Meloni, i signori della guerra devono fermarsi" ha affermato il senatore di Avs Peppe De Cristofaro.

Il leader del partito Nicola Fratoianni (che si trovava in provincia di Bari per un'altra iniziativa) ha invece accusato il governo americano di "aver scatenato una guerra criminale contro l'Iran" e di essere "protagonista di scelte contro la legalità internazionale". Dello stesso tenore le parole dei collettivi Cambiare Rotta, Osa e Rete dei Comunisti che hanno promosso uno sciopero in cinquanta città italiane contro la riforma dell'istituzione tecnica e professionale del governo e, già che c'erano, contro la visita di Rubio in Italia. Mettere insieme le due cose testimonia la confusione ideologica dei collettivi ma colpisce che, mentre invitano a "resistere all'imperialismo da Cuba alla Palestina", non solo non dicono una parola di condanna contro il regime comunista cubano ma anzi lo elogiano. Così a Torino è comparso uno striscione nel corteo dei collettivi con scritto "Marco Rubio fuori dall'Italia. Cuba no està sola" mentre è stato dato alle fiamme un carro armato di cartone e le immagini dei ministri Anna Maria Bernini e Giuseppe Valditara sono state colpite con frutta e verdura marcia.

A Roma invece, nel corteo terminato sotto la sede del ministero dell'Istruzione con numerose bandiere cubane, i collettivi si sono detti "al fianco di Cuba socialista, un Paese che ha scelto l'unica strada alternativa possibile alle barbarie dell'imperialismo" dimenticando di ricordare che chi affama il popolo cubano è una dittatura comunista.

Immancabile poi il riferimento alla Global Sumud Flotilla: "Vogliamo la liberazione immediata dei nostri compagni sequestrati da Israele". Alla fine della giornata la ricetta è stata sempre la stessa: attacco al governo Meloni, all'amministrazione Trump con una spruzzatina di retorica pro Pal.

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