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Le balle di Scarpinato che accusa la stampa. Dura critica del Csm

Bufera sul senatore: prova a giustificarsi sulle intercettazioni con il pm. Natoli Il silenzio dei 5s sugli insulti a Borsellino

Le balle di Scarpinato che accusa la stampa. Dura critica del Csm
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Il senatore del Movimento 5 stelle Roberto scarpinato non ha gradito l'inchiesta de Il Giornale, in cui sono state portate alla luce le intercettazioni del parlamentare pentastellato con l'ex pm Gioacchino Natoli, allora membro del Pool antimafia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Conversazioni in cui concordavano le domande che il grillino gli avrebbe rivolto nell'eventualità di una sua (probabile) escussione, e i temi che Natoli avrebbe dovuto sviluppare con l'ausilio del senatore che avrebbe dovuto "alzargli la palla" per consentirgli di introdurre determinate circostanze che entrambi erano interessati a fare emergere. "Faccio presente ai solerti giornali vicini alla maggioranza che il fatto che io e Natoli facessimo riferimento alla precedente audizione di Patronaggio, è stato espressamente evidenziato alla procura di Caltanissetta dalla stessa Guardia di Finanza nell'annotazione di commento a quella intercettazione. La necessità di una esplicita domanda sul punto derivava dal fatto che il tema per il quale Natoli aveva chiesto di essere audito riguardava esclusivamente la gestione del suo procedimento sulle ipotesi di riciclaggio nelle cave di Massa Carrara, diverso da quello di mafia-appalti di cui si era parlato nella riunione del 14 luglio". Ma le cose che non tornano perché, secondo quanto ci risulta, non fu Natoli a chiedere di essere audito in Commissione, ma fu proprio il M5S, in una richiesta a firma di Stefania Ascari, Federico Cafiero De Raho, Roberto Scarpinato, Michele Gubitosa, Francesco Castiello e Luigi Nave, a chiederlo alla presidenza, così come fecero per il Procuratore Generale di Cagliari cui Scarpinato fa riferimento, ovvero Luigi Patronaggio. Solo in un secondo momento lo chiese anche Natoli. Ma c'è di più, perché tra gli argomenti della sua audizione c'erano anche altri temi, tra cui quello relativo a Gaspare Mutolo, l'ultimo collaboratore che vide Borsellino tre giorni prima che il giudice morisse. Perché, allora, sostenere che si trattasse solo dei fatti di Massa Carrara? E, soprattutto, perché il senatore non si è scusato per le parole rivolte da Natoli a Paolo Borsellino e al figlio Manfredi? "O Paolo Borsellino, buonanima, era pure lui un grande coglione come me che aveva il grande maestro della massoneria col muro confinante e non se n'era mai accorto oppure Palermo è questa! ". Aggiungendo che "è splendido! se io muoio i miei figli potranno andare a fare le conferenze nell'Anm alla pari di Manfredi Borsellino con capacità argomentative ben superiori a quelle di Manfredi! È chiaro? picchì iddu ppì ora che ave? u vantaggio che so patre murìu e iu ristavu vivu?! (Perché lui ha il vantaggio che suo padre è morto e io sono rimasto vivo, ndr) ". Perché nessuno del partito condanna chi tratta così la famiglia di un eroe della giustizia italiana? Anche Giuseppe Conte ha preferito dire che "aumentano attacchi, articoli e commenti sui media contro di noi per screditarci ogni giorno. Non ci scalfiscono", senza però mostrare la minima vicinanza ai Borsellino. A intervenire, in compenso, è il membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura Bernadette Nicotra, che sottolinea come "anche chi non conosce la famiglia di Paolo Borsellino non avrebbe mai pensato di pronunciare certe frasi parole che non solo offendono la dignità di ogni singolo componente ma sono un oltraggio alla memoria di un uomo che prima di essere un grande magistrato è stato un marito e padre esemplare". Ma anche il membro laico Enrico Aimi, che esprime "vicinanza alla famiglia Borsellino, destinataria di dichiarazioni inaccettabili" e ribadisce "sostegno all'operato della Procura della Repubblica di Caltanissetta, impegnata con serietà e autonomia nell'accertamento dei fatti".

Durissima anche la presa di posizione del consigliere laico del Csm Felice Giuffrè che, nel manifestare solidarietà alla famiglia, sottolinea come "ci sono limiti che il confronto pubblico non può valicare. Offendere quella memoria significa indebolire un patrimonio etico che appartiene all'intera comunità nazionale".

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