Trenta piazze in tutta Italia, poche persone in ognuna: è stato questo il sabato dei pro Maduro italiani, messi insieme da Usb, Cambiare Rotta, Osa, Rete dei Comunisti e Cua. La maggior parte delle piazze sono state irrilevanti, poche persone e poco seguito mediatico per una giornata che sarebbe dovuta essere di enorme partecipazione. Come prevedibile, le più animate, per quanto lontane da quello che probabilmente gli stessi organizzatori si aspettavano, sono state quelle di Bologna, Torino e Roma, mentre Milano è stata la piazza più ibrida per la presenza di numerose sigle palestinesi. Al termine dei cortei, durati poco più di un'ora, si è forse capito il senso di queste manifestazioni: "I compagni del governo stanno vedendo queste immagini". Ovviamente, i "compagni" non sono gli esponenti dell'esecutivo Meloni ma quelli del governo Maduro, con i quali la Rete dei Comunisti ha un rapporto particolarmente stretto, come dimostra la videochiamata di Nicolás Maduro Guerra, figlio del presidente arrestato dagli Usa e della sua prima moglie. Ha promesso: "Li riporteremo indietro (riferendosi anche alla seconda moglie del padre, ndr) e festeggeremo. Sono grato a tutti voi, siamo fiduciosi che torneranno. Viva i popoli liberi del mondo". La videochiamata si è conclusa con il canto "El pueblo unido jamás será vencido" degli Inti-Illimani, la colonna sonora di tutto il pomeriggio dei manifestanti, riscoperta nell'ultima settimana dopo l'arresto di Maduro, che ora viene intonata col pugno chiuso. Sembra un ritorno in piena regola agli anni Settanta, testimoniato anche dagli slogan "Yankee go home", tra una bandiera americana bruciata e un'altra.
A Roma i manifestanti hanno provato a raggiungere l'Ambasciata Usa ma sono stati bloccati da un cordone di forze dell'ordine a una distanza ragguardevole che ha loro impedito di avvicinarsi più di tanto. Ma comunque si sono accontentati e capendo che non potevano andare oltre hanno deciso di incendiare il vessillo a stelle e strisce, così come hanno fatto anche a Torino e a Bologna. Nel capoluogo emiliano è stato insultato Matteo Di Benedetto, consigliere leghista del Comune, che si è avvicinato alla manifestazione.
Durante la manifestazione di Bologna è stata fatta anche la commemorazione dei 32 militari cubani uccisi nel blitz Usa per la cattura di Maduro in Venezuela, con tanto di appello e di "Viva" dopo ogni nome, presso il Sacrario dei Caduti della Resistenza. Sono stati perfino definiti "martiri" dai tifosi proMad, appellativo che negli ultimi due anni è stato dato ai miliziani di Hamas. Non sono mancati gli attacchi alla Rai, definita "media di regime" perché, a detta dei manifestanti che dopo l'arabo hanno imparato lo spagnolo per i loro slogan, la tv pubblica farebbe "propaganda di uno Stato estero".
L'intifada pare sia stata comunque definitivamente messa in soffitta, perché il coro che la chiamava durante le manifestazioni proPal è stato modificato: "I popoli in rivolta scrivono la storia, con il Venezuela fino alla vittoria".