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Barista freddato da un vigile. Il pm: "È stata un'esecuzione"

Il killer, scappato in Spagna, è stato fermato. L'ipotesi di un regolamento di conti per droga

Barista freddato da un vigile. Il pm: "È stata un'esecuzione"
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Un'esecuzione. Un colpo di pistola alla tempia esploso nella notte in mezzo ai campi. Così è stato ucciso il barista 25enne di origini moldave Sergiu Tarna (nella foto). A premere il grilletto la notte del 30 dicembre sarebbe stato Riccardo Salvagno, agente della polizia locale 40enne in servizio da oltre tre anni a Venezia. Arrestato la notte dell'Epifania dopo una fuga in Spagna, si trova in carcere a Santa Maria Maggiore. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo investigativo veneziano, coordinati dal pm Christian del Turco, quella sera Sergiu esce da un locale di Chirignago (nel Veneziano) e viene sequestrato su un'auto da Salvagno e da uno o più complici al momento ignoti.

Finiscono tutti nei campi di Malcontenta, dove tra le 2 e le 3 si consuma l'esecuzione. Salvagno potrebbe aver usato la pistola d'ordinanza, che non è stata trovata nella sua abitazione durante la perquisizione. Il corpo del giovane viene invece trovato la mattina dell'ultimo dell'anno da un passante, ma quando parte l'allarme il vigile è già in Spagna. Dopo l'omicidio aveva raggiunto alcuni conoscenti a Tenerife per poi arrivare a Madrid.

Il 40enne decide di far ritorno in Italia tra il 5 e il 6 gennaio scorsi, dopo che era stata già attivata la Cooperazione internazionale di Polizia. Arrivato in Italia prova ancora una volta a nascondersi, questa volta tra i campi coltivati del Veneziano, ma i militari lo stanno cercando anche con i droni e quando capisce di non avere scampo torna a casa e lì viene fermato. Per risalire a lui gli investigatori hanno analizzato quasi 200 ore di filmati estrapolati dalle telecamere di sorveglianza presenti nella zona, ma al momento il movente resta un interrogativo. Stando al racconto di alcuni testimoni, Sergiu e Salvagno si conoscevano e pare che avessero avuto anche alcuni contrasti, di recente erano stati visti discutere animatamente. Il movente potrebbe essere allora legato agli ambienti dello spaccio di Mestre, ai quali la vittima pare si fosse avvicinata.

Gli inquirenti hanno avviato la caccia al complice.

"Siamo assolutamente certi - ha dichiarato il procuratore vicario di Venezia Stefano Ancillotto - che abbia partecipato almeno un'altra persona". Intanto l'avvocato difensore di Salvagno non ha escluso che il suo assistito possa avere fragilità psichiche, confermando che avrebbe avuto tendenze autolesive prima del delitto.

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