Barriere tra le Regioni. Conte prende tempo

Il 3 giugno è la data fissata per riapertura dei confini regionali, con la possibilità di spostarsi liberamente da una regione all'altra

Barriere tra le Regioni. Conte prende tempo

Il 3 giugno è la data fissata per riapertura dei confini regionali, con la possibilità di spostarsi liberamente da una regione all'altra. Ma lo è solo sulla carta, scritto nel decreto sulla Fase 2. In realtà non è detto che valga per tutti, soprattutto per le regioni più colpite dall'emergenza, in testa la Lombardia che ancora ieri registrava 382 nuovi casi su 593 in Italia. I vertici lombardi spingono per riaprire insieme agli altri il 3 giugno, anche altri governatori del nord (dal Piemonte, alla Liguria, dal Veneto al Friuli Venezia-Giulia) remano nella stessa direzione. Ma la decisione spetta al governo centrale, consigliato dal Comitato tecnico scientifico che è molto scettico sulla riapertura di Lombardia e Piemonte e consiglia almeno un'altra settimana di proroga dello stop. Fonti di governo assicurano che almeno fino a domenica non verrà presa alcuna decisione. Venerdì 29 saranno disponibili i dati del monitoraggio nazionale sulle regioni relativo alle aperture del 18 maggio, ma gli esperti hanno chiesto ulteriori 24-36 ore per poter valutare anche i numeri relativi al weekend scorso. Tra domenica e lunedì si deciderà, non prima.

Nel governo c'è la consapevolezza che sarebbe un problema isolare alcune regioni, nel caso Lombardia e Piemonte. Perciò si sta ragionando su una soluzione tampone. Una appunto il prolungamento solo temporaneo dello stop, per una settimana in attesa dei nuovi cali dei contagi. La seconda, più complicata da gestire, la quarantena per chi si sposta da quelle regioni verso altre. Qui ci sono diverse difficoltà, la prima è che dal 3 giugno l'Italia riapre le frontiere per tutti i viaggiatori dalla Ue. Con il paradosso che un tedesco potrebbe spostarsi tranquillamente nel nostro paese, senza quarantena, mentre un lombardo no. Perciò il governo spera in un miglioramento nei numeri per non dover applicare misure punitive e restrittive per singole regioni. Anche se le sensibilità nella maggioranza sono differenti. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, predica prudenza e attende gli indici di contagio prima di dare il via libera. Altrettanto lo è il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia (Pd) per cui «si faranno le valutazioni in maniera rigorosa, laica e partendo sempre dal presupposto che la protezione della salute e della vita è una priorità assoluta. Ma se tutte le regioni ripartono, ripartono senza distinzioni». I renziani sono più aperturisti, mentre i Cinque Stelle sono per la linea dura con i lombardi. «Dobbiamo avere massima cautela - ha detto Vito Crimi - considerando che in Lombardia ancora si muore, credo che un piccolo sacrificio serva, magari autorizzando spostamenti tra aree limitrofe».

Nel frattempo si è aperta una guerra sulla linea nord-sud, isole comprese. Nel senso che dai governatori di Sardegna e Sicilia, come dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris, arriva l'invito a stoppare, o quantomeno sottoporre a controlli speciali, i turisti in arrivo dal nord. Il governatore sardo Solinas propone un passaporto sanitario, idea che non trova grandi sostenitori tra i colleghi del nord e neppure al governo (Boccia: «É incostituzionale»), ma è invece una proposta condivisa dal presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, che però non lo chiama «passaporto» ma «protocollo per poter garantire la sicurezza sanitaria» dei siciliani. In sintonia De Magistris: «A mio avviso non ci sono le condizioni per consentire liberamente gli spostamenti da Lombardia e Piemonte verso altre Regioni». Insomma tutti contro tutti, come pure sull'election day fissato dal governo per settembre. Cinque regioni - Veneto, Liguria, Marche, Campania e Puglia - si mettono di traverso, appellandosi al Quirinale per chiedere di anticipare il voto all'ultima domenica di luglio.

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