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Basta coi processi mediatici. "Un garante per chi è assolto"

Costa (Azione): "Più soldi per il fondo risarcimenti". Il nodo irrisolto della spettacolarizzazione delle indagini

Basta coi processi mediatici. "Un garante per chi è assolto"

«Il marketing giudiziario è illiberale e arbitrario perché fondato su qualcosa di non definitivo. Dove è scritto che una inchiesta debba avere un nome e debba esserci una conferenza stampa in cui, senza la difesa, vengono mostrate le immagini delle indagini come fosse il trailer di un film? È un percorso difficile, ma in questa legislatura dobbiamo creare le condizioni per intervenire».

Alla Camera due degli esponenti politici da sempre più impegnati sul fronte della civiltà giuridica, Enrico Costa, presidente della Commissione per le Autorizzazioni, e il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, si ritrovano per affrontare il problema della spettacolarizzazione del diritto di cronaca nella fase delle indagini preliminari. Un fenomeno che porta a conseguenze dirompenti sulla vita di tante persone che a distanza di anni si ritrovano assolte, con una reputazione rovinata e le finanze dissanguate dalle spese legali. Il tutto mentre nell'immaginario viene storicizzata una verità di parte, poi superata dai fatti. L'occasione è la presentazione del volume «Il processo mediatico», edito da Wolters Kluwer e curato da Andrea Camaiora, esperto di vicende mediatico giudiziarie e di crisi e Ceo di The Skill e Guido Stampanoni Bassi, avvocato, direttore della rivista «Giurisprudenza penale».

Enrico Costa annuncia una prima offensiva. «Presenterò un emendamento alla legge di Bilancio per implementare il fondo - oggi di 8 milioni e assolutamente insufficiente - che va a coprire le spese di chi viene assolto. Lo Stato deve garantire che quando una persona entra nel tritacarne e ne esce da innocente deve essere la stessa persona che ne è entrata. Presenterò una proposta per istituire il Garante della Presunzione d'innocenza o assegnarne le funzioni al Garante della Privacy. Bisogna ristabilire una proporzione mediatica tra le indagini e l'effettiva assoluzione a termine del processo». Inoltre «l'interrogatorio deve svolgersi, per quanto possibile prima che si varchi la soglia del carcere». Ma non c'è solo questo perché come sottolinea Camaiora secondo uno studio della Johannesburg Gutenberg Universitat il 40% dei giudici e pm pone attenzione a ciò che dicono i media sui casi in cui sono coinvolti e il 50% ammette che la copertura giornalistica influenza le proprie emozioni.

Il processo mediatico «è un processo parallelo che corre il rischio di essere più punitivo del processo penale» fa notare Sisto. «Nel nostro sistema ci sono già norme che possano evitare il processo mediatico. Non c'è una giustificazione a drammi personali che sono barbari, soprattutto per i soggetti più fragili, quei ragazzi che il giorno dopo lo scoppio di una indagine si vergognano ad andare a scuola perché vedono la foto di loro padre sui giornali. Quando si crea l'aspettativa della condanna serve un giudice coraggioso per assolvere. Dovremmo sforzarci di raggiungere un equilibrio nell'informazione che renda il giudice libero di decidere».

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