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"Basta con i fondi dati solo ai film di sinistra. La Rai faccia una fiction su Montanelli e Fallaci"

Il neo ministro: "Finanziamenti unilaterali, ora pluralità. La cultura diventi moltiplicatore di Pil"

"Basta con i fondi dati solo ai film di sinistra. La Rai faccia una fiction su Montanelli e Fallaci"

Egemonia culturale della sinistra, prezzo dei musei, attacchi degli estremisti ecologisti alle opere d'arte, fondi per i film, Sgarbi e pure Morgan. Gennaro Sangiuliano, ex direttore del Tg2, saggista, professore universitario e neo ministro della Cultura, parla a 360 gradi e parte in quarta, contro ogni luogo comune: «Chiederò alla Rai di fare una fiction sulla vita di Indro Montanelli e di Oriana Fallaci». Una scossa al polveroso mondo dell'intellighenzia nostrana, nel nome del pluralismo.

Ministro, quali saranno le sue prime mosse?

«Innanzitutto spendere bene i fondi del Pnrr, che è una grande occasione. In capo alla cultura ci sono circa sei miliardi da utilizzare con onestà, efficienza e rapidità. In questo momento difficile la cultura può essere benzina nel motore dell'economia del Paese. E poi c'è bisogno di una riappropriazione del senso di identità nazionale. Gli italiani devono avere consapevolezza della loro grande storia: il mondo greco-romano, il Rinascimento, l'Umanesimo e anche un Novecento importante».

Dal dopoguerra in poi, però, la cultura italiana è stata considerata ad appannaggio della sinistra, come mai?

«È stata la cosiddetta egemonia gramsciana della cultura. Mentre la Democrazia Cristiana occupava banche, consorzi agrari e altri centri di potere, l'allora Partito Comunista, cominciando ad arruolare i cosiddetti intellettuali gentiliani, pensò bene di conquistare il mondo culturale attraverso le università, le accademie e soprattutto le redazioni dei giornali».

Ma c'è anche una colpa della destra nel non aver saputo valorizzare il proprio patrimonio intellettuale?

«Un pensiero di destra, forte e autorevole, c'è sempre stato. Se vogliamo fermarci al Novecento, basta ricordare Pirandello, D'Annunzio, Longanesi, Prezzolini, tutta l'esperienza della Voce, L'Acerba, ovviamente Giovanni Gentile e lo stesso Benedetto Croce, che possiamo ascrivere al campo conservatore. Ma la sinistra ha voluto nascondere l'esistenza di questo pensiero. Basti pensare che negli anni '60 le opere di Croce non venivano ristampate perché era ritenuto troppo conservatore rispetto a quella che era la vulgata dell'epoca».

Nel corso degli anni il ministero della Cultura è stato accusato di aver foraggiato con i propri fondi film molto orientati a sinistra. Lei come intende comportarsi?

«L'erogazione di questi fondi è stata assolutamente unilaterale: si finanziavano film che fossero coerenti con una certa narrazione culturale della società italiana, della nazione e del mondo. Io, invece, voglio una cultura plurale. Come dice Marcello Veneziani bisogna rompere la cappa. Tutti devono avere pari dignità di esprimersi: non voglio sostituire a un'egemonia di sinistra un'egemonia di destra con un'operazione sostitutiva, ma voglio aggiungere. Se qualcuno vuole fare un film su D'Annunzio o su Pirandello, deve poterlo fare liberamente».

È una piccola rivoluzione

«Non solo. Io chiederò alla Rai di fare una fiction sulla vita di Indro Montanelli e su quella di Oriana Fallaci. Penso che sia giusto raccontare la nascita del Giornale, quando c'era la deriva di sinistra del Corriere della Sera e Montanelli decise di andarsene insieme a Bettiza, Dan Segre e tutte le grandi firme che si aggregarono attorno al suo quotidiano, che divenne come la Voce di Prezzolini nel primo Novecento».

Parliamo della polemica sulla gratuità dei biglietti per i musei.

«In Italia diamo il museo gratuito ai minorenni, facciamo pagare due euro dai 18 ai 25 anni e offriamo una domenica al mese gratis per tutti. Già facciamo molto, più di altri Paesi. Per capirci: il Moma di New York costa 25 dollari. Al miliardario californiano che arriva a Positano col panfilo vogliamo far pagare meno di 17,50 euro per visitare Pompei? Poi, al di là delle giuste scontistiche, rendendo gratuiti i musei si deprezza lo stesso valore delle strutture, passa il concetto psicologico che valgano poco. Non è così».

Quali sono per lei le strutture che funzionano meglio?

«Per mia esperienza personale, funzionano molto bene il parco archeologico di Pompei, il museo archeologico nazionale di Napoli, la Galleria Borghese a Roma e le Gallerie dell'Accademia a Venezia. La media dei musei italiani è su uno standard europeo, certo si può fare di più e bisogna far muovere tutta l'economia collaterale ai musei. Il sistema museale e la cultura del nostro Paese possono diventare un moltiplicatore di Pil. Bisogna attrezzare servizi correlati che funzionino bene».

Quindi è una fake news che con la cultura non si fanno soldi?

«Con la cultura si possono fare tantissimi soldi. Sono stato al Palazzo reale di Napoli e il direttore mi ha detto che sono sommersi di richieste di società private che vogliono organizzare eventi all'interno della struttura. Ovviamente non tutti possono farlo e servono ampie garanzie, ma è una strada da percorrere».

Però il patrimonio culturale italiano, che è unico al mondo, spesso non viene messo adeguatamente a reddito. Lei cosa intende fare?

«Dobbiamo pensare anche all'ipotesi di costruire nuovi musei o far sì che i nostri grandi musei possano creare delle loro appendici, nella stessa città oppure anche in altre. Perché c'è tanto materiale di grandissimo valore che si trova nei depositi e va reso disponibile e messo a profitto».

A proposito dell'esposizione delle opere. Si moltiplicano gli attacchi degli estremisti ecologisti nei musei...

«Vandalismo insensato e anche contraddittorio. Perché tutelare l'ambiente non significa tutelare solo la natura, ma anche la bellezza che l'umanità ha prodotto in millennit di storia. Per fortuna l'assalto al quadro di Van Gogh non ha causato danni, ma ovviamente tutto questo ci costringe ad alzare i livelli di protezione: quindi diventerà più difficile e più oneroso organizzare una mostra e questo rischia di riflettersi anche sui costi».

Domanda di rito: come va col sottosegretario Sgarbi?

«Con Sgarbi siamo amici da trent'anni e non abbiamo mai litigato. Non credo che ci sarà alcun problema con lui».

E il caso Morgan?

«Per fare il direttore del dipartimento di un ministero, ci vogliono dei titoli ben comprovati, esistono dei meccanismi concorsuali, ci sono dei pre-requisiti che bisogna avere e non so se Morgan li ha. Ma, per il resto, per fare il consulente all'ambito musicale, tutto è possibile».

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