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Il bebè, il pigiama, il visto. Il fango cancella 4 famiglie

La vittima più piccola è Giovangiuseppe, 21 giorni. Nikolinca era ritornata solo per la carta d'identità

Il bebè, il pigiama, il visto. Il fango cancella 4 famiglie

Il fango li restituisce morti. Dopo averli travolti, scagliati, soffocati. Dalla colonna dei dispersi passano a quella dei defunti, di ora in ora. Si smette di sperare e di illudersi. È successo per Eleonora Sirabella, commessa di 31 anni, la prima vittima accertata della frana. Occhi blu e una passione per la sua Ischia che celebrava anche sui social. Eleonora aveva telefonato al padre, prima di venire travolta dalla pioggia dell'altra notte. Gli aveva chiesto di andarla a prenderla e portarla via, in una zona più sicura. Ma il padre, che si è immediatamente messo in moto assieme al figlio, è rimasto bloccato da fango e detriti a poca distanza dalla casa della donna. Eleonora era di Lacco Ameno, anche se viveva nella parte alta di Casamicciola, dove la frana si è portata via la casa che divideva con il marito, il marinaio Salvatore Impagliazzo, che al momento è ancora disperso. Eleonora era bellissima, eppure ci sono volute ore per riconoscerla dopo il ritrovamento...

Davanti al suo corpo ricoperto di poltiglia, all'inizio avevano pensato a Nikolinca Blagova, detta Nina, una donna bulgara che ormai viveva in Germania. Ma adorava l'isola e ci tornava ormai da anni per lavori stagionali: addetta ai piani negli alberghi di Forio e Lacco Ameno, oppure cameriera nei ristoranti. Di un ristoratore si era anche innamorata, Vincenzo Senese (disperso anche lui). Si erano messi assieme e lei aveva deciso di andare a lavorare in uno dei suoi locali in Germania. Mamma di due figli che vivono in Bulgaria, e nonna a cinquantotto anni, Nina era arrivata solo quattro giorni fa per ritirare i documenti per prendere la cittadinanza italiana. Avrebbe iniziato una seconda vita, in pensione, con un compagno accanto, senza più ansie e sacrifici. Fino alla frana. E poi il corpo della bimba: Maria Teresa Monti, 6 anni, trovata nel suo pigiama rosa rannicchiata vicino al letto, in camera da letto. E quello di suo fratello, Francesco Monti, di undici anni. Erano dispersi con tutta la famiglia: la mamma, Valentina Castagna, il papà, Gianluca Monti e un terzo fratello. Gianluca è un tassista dell'isola, molto apprezzato dai turisti, soprattutto stranieri, per la sua simpatia. Sembra che in tanti si premurino di prenotarlo, prima del loro arrivo sull'isola, per garantirsi che sia proprio lui ad accompagnarli in giro durante le vacanze. Verso sera, ieri, il fango ha restituito anche un neonato di soli ventun giorni. Anche lui è tra le vittime accertate dell'alluvione di Casamicciola: Giovangiuseppe Scotto Di Minico, meno di un mese di vita. Figlio di Maurizio e di Giovanna Mazzella. Il corpicino del bimbo è stato recuperato all'interno di un'abitazione di soccorritori con non poche difficoltà e ora si trova all'obitorio dell'ospedale Anna Rizzoli di Lacco Ameno. E sono stati ripescati anche i corpi dei suoi genitori.

Sulla colonna delle vittime ci sono ormai sette nomi, depennati, dolorosamente, da quelli dei dispersi, che restano cinque. Mentre i proprietari della casa bianca, in bilico sullo strapiombo di fango e divenuta simbolo di questa tragedia, ieri tremavano di sollievo e paura. Lui, abbracciato a sua moglie e ai tre figli, ha aspettato i soccorsi con la terra che franava e assottigliava man mano lo spazio sotto i loro piedi. «È stato surreale, sembrava un film, davanti a me non c'era più nulla», racconta Enzo Botta, che ormai da anni vive in quel posto a Casamicciola e che all'alba di sabato scorso è rimasto inerme e in bilico, tra la voragine e la sopravvivenza. La foto della casa, rimasta intatta nonostante il terrazzamento del monte Epomeo non ci sia più, è diventata l'emblema della frana e di Ischia e della sciagura che si è abbattuta con violenza cieca sull'isola. Botta e la sua famiglia hanno aspettato per due ore sotto la pioggia incessante mentre il fiume di melma si ingrossava spaventosamente. Ma, almeno, per loro, è finita bene.

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