Berlusconi studia la squadra di governo: "All'Economia ci sarà un tecnico"

Berlusconi lancia l'allarme M5S: "No agli 'utili idioti' del grillismo". E dopo il patto con Salvini e Meloni lavora alla squadra di governo

Berlusconi studia la squadra di governo: "All'Economia ci sarà un tecnico"

"L'Italia non vive isolata dal mondo, i risultati economici di un governo vanno giudicati in base allo scenario internazionale in cui si collocano. Noi abbiamo governato nel bel mezzo della peggiore crisi economica mondiale del dopoguerra, ora siamo nel pieno di una fase di crescita molto sostenuta in alcune regioni del pianeta, e rilevante anche in Europa. L'Italia oggi cresce, certo, come tutto il mondo, ma cresce la metà del resto dell'Unione europea. È un risultato del quale andare fieri?". In una intervista al Foglio, Silvio Berlusconi rilancia la battaglia per le politiche del 4 marzo con un'attenzione particolare al nodo economia. Così, dopo aver siglato il patto con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, studia già la possibile squadra di governo. "Il nostro ministro dell'economia dovrà essere ovviamente un tecnico autorevole - spiega - ma anche una persona che conosca l'economia reale, abbia ben chiaro che esiste una sofferenza diffusa nel sistema economico, e che tenere i conti in ordine è un obbiettivo che si realizza meglio se il Paese ricomincia a crescere davvero".

Nell'intervista al Foglio, Berlusconi mette in guardia gli italiani dai Cinque Stelle. "Sono il più grave pericolo per il futuro dell'Italia dal dopoguerra. La loro finta democrazia diretta maschera, come tutti sanno, il potere effettivo di pochissime person - avverte - è lo stesso centralismo democratico dei vecchi partiti comunisti, governato in questo caso da un politburo molto ristretto, costituito da un vecchio comico, un oscuro professionista della comunicazione, e forse la figurina Di Maio". Quindi, continua: "L'idea che l'Italia possa cadere nelle loro mani è assolutamente pericolosa, ed è un pericolo reale, immediato. Se davvero alcune figure della cultura, dell'economia, dell'impresa non se ne rendessero conto, e pensassero di usare i grillini per trarne qualche vantaggio, rischierebbero di fare la parte di quelli che Lenin chiamava 'utili idioti', da usare e poi da eliminare".

Oggi, secondo il leader di Forza Italia, il Paese sta già oggi vivendo "una triplice oppressione, quella fiscale, quella burocratica e quella giudiziaria". "I Cinque stelle vorrebbero aggravarla ancora - spiega nell'intervista al Foglio - d'altronde il loro linguaggio è dal principio quello dell'invidia, quello dell'odio, della giustizia sommaria, dell'utilizzo dell'arma giudiziaria contro gli avversari politici. I nomi dei magistrati con i quali hanno rapporti più stretti, e che vorrebbero nel loro futuro governo, sono eloquenti e fanno venire i brividi". Incalzato dal direttore Claudio Cerasa, Berlusconi mette in chiaro che alle prossime elezioni politiche la vera sfida sarà tra la rivoluzione liberale di Forza Italia ("una rivoluzione possibile, concreta, costruttiva") e il "ribellismo" del Movimento 5 Stelle.

Per il Cavaliere i grillini rappresentano "un pericolo" perché "della vecchia sinistra hanno ereditato le parti peggiori, lo statalismo, la cultura del 'no', l'oppressione fiscale, la diffidenza verso la libertà dei cittadini, il giustizialismo feroce, senza neppure avere la tradizione di serietà e la cultura di governo che ai comunisti non mancavano". Per questo sono doppiamente pericolosi. "Se vincessero massacrerebbero di tasse il ceto medio, aggredendo la casa, i patrimoni, le successioni, le stesse pensioni - mette in guardia Berlusconi - bloccherebbero le infrastrutture fondamentali, porterebbero al governo i settori più politicizzati della magistratura".

Per Berlusconi agli ordini di Beppe Grillo e Luigi Di Maio ci sono professionisti della politica, "persone che dipendono dalla politica per vivere, e quindi dalla benevolenza dei loro capi, che ne decidono destini e carriere". "A differenza dei vecchi professionisti della politica - conclude l'ex premier - quelli della Prima Repubblica, qui manca anche l'esperienza, la conoscenza dei meccanismi di governo: la gran parte di loro non ha mai lavorato, non ha mai amministrato neppure un condominio. I risultati, dove sono chiamati a governare le città, si vedono". Da qui l'appello agli italiani ("anche ai tanti scettici e delusi") affinché ricomincino a crederci: "Insieme possiamo salvare il Paese dalla deriva grillina e far ripartire l'Italia riorganizzando alla radice lo Stato, la macchina pubblica, il sistema economico e produttivo".

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