"L'Italia diventi una vera terra d'opportunità per i giovani"

Forza Italia Giovani a raccordo con il presidente Silvio Berlusconi per disegnare il futuro del Belpaese. La ricetta di Marco Bestetti, presidente nazionale del movimento giovanile di Fi

Bestetti: "L'Italia diventi una vera terra d'opportunità per i giovani"

Il presidente di Forza Italia Giovani Marco Bestetti è reduce dall'incontro a Villa Gernetto con Silvio Berlusconi. Il Cav ha avuto modo di tenere una vera e propria lezione ai coordinatori regionali del movimento giovanile del partito che ha fondato nel 1994. Al summit era presente la dirigenza di Fi al completo. Tra i focus toccati, considerato il momento politico, non poteva che esserci la legge di Bilancio. Quella che il Parlamento sta discutendo in questi giorni. Bestetti, che è stato eletto da poco come consigliere comunale della città di Milano, continua la sua azione che è tesa anche a proporre alla gioventù italiana (e non solo) un disegno molto diverso rispetto a quello proposto dal MoVimento 5 Stelle.

Vi siete sbizzariti su Instagram: il presidente vi ha accompagnato in giro per la Villa...

"Il presidente è in forma. Poi c'è un fattore che è vero da sempre: Berlusconi, quando si trova in mezzo ai suoi sostenitori ed in particolar modo ai ragazzi, assorbe il nostro entusiasmo e la nostra felicità d'incontrarlo. E davvero si ricarica: come sempre è vulcanico, divertente e lucidissimo nell'analisi politica. Ma è anche leggero. Poi è stato un signore nell'accompagnarci in giro a vedere le varie stanze, il parco e l'Università della Libertà che è ormai pronta ed è davvero un gioiellino. É stata una giornata meravigliosa, soprattutto per i ragazzi che magari non hanno modo di vederlo spesso. Un'occasione in cui è emerso, per l'ennesima volta, il Berlusconi umano che noi conosciamo meglio ma che i cittadini apprezzano quando si trovano in strada e riescono a parlarci un attimo. Una giornata davvero molto positiva".

Garantismo, europeismo liberalismo, cristianità: i paradigmi di Forza Italia rimangono questi...

"Assolutamente sì. Anzi, rivendichiamo queste radici con orgoglio. Siamo, nel centrodestra, l'unico partito che riesce a rappresentare questi valori non in modo estemporaneo, bensì con la nostra storia. Il che vale sia per quando abbiamo governato sia per quando siamo stati all'opposizione. Avremmo potuto usare la Giustizia come grimaldello quando non siamo stati maggioranza, ma non l'abbiamo fatto. Per noi il garantismo è un valore che applichiamo soprattutto ai nostri avversari. Ma poi pretendiamo che si applichi lo stesso meccanismo. Più in generale e rispetto alla domanda: sicuramente sì. Crediamo che Mario Draghi stia riportando la politica al valore che merita, peraltro superando la fase dell'improvvisazione grillina e dei populismi. Forza Italia è centrale: abbiamo sempre fatto della serietà e della concretezza il nostro tratto distintivo. Berlusconi è un uomo per cui i fatti parlano da soli. Nel nostro partito si respira questo elemento: noi cerchiamo di tener fede alla nostra connotazione".

Hai citato il populismo dei grillini. Una fetta delle giovani generazioni si è fatta ammaliare da certe proposte... Ma il problema del lavoro è sempre là.

"Cito il simbolo che tiene insieme il lavoro, il MoVimento 5 Stelle e le giovani generazioni: il reddito di cittadinanza. In Italia esiste un'emergenza occupazionale che ci impone di trovare soluzioni per uscire dal guado. Credo che tutti si siano resi conto di come il reddito di cittadinanza - un sussidio versato al posto di favorire l'accesso al lavoro - non abbia funzionato. Per noi la formula è completamente diversa: il fine comune e giusto è quello di ridare ai giovani l'opportunità di trovare posti di lavoro. Però riteniamo che le modalità non siano quelle di distribuire un reddito di cittadinanza per restare a casa a giocare alla Play Station. Bisogna costruire, in specie nel Sud, un terreno fertile che consenta alle imprese di nascere e d'investire, creando così veri posti di lavoro. Così i ragazzi italiani non sceglieranno più di costruirsi un futuro all'estero, magari dopo che il nostro Paese li ha formati in maniera anche specialistica. La questione è relativa ad una diversa percezione del problema. I giovani non hanno bisogno della mancetta della nonna. Anzi, quella la teniamo per il Natale, perché fa sempre piacere. Però, per il resto dell'anno, i giovani hanno bisogno di opportunità".

Un sogno...

"Io vorrei che l'Italia divenisse per i giovani la terra delle opportunità. Il luogo in cui possano realizzarsi. Oggi l'Italia non lo è. Dobbiamo fare un grande lavoro per raggiungere questa prospettiva".

Però le misure assistenziali possono essere utili, almeno in certe circostanze...

"Berlusconi non ha aperto al reddito di cittadinanza. Il Cav ha detto che - e io sono perfettamente d'accordo - , nei confronti di certe categorie, sia giusto, in un periodo pandemico, che ci siano delle misure d'integrazione al reddito e di sussidio. "Aiutare chi è rimasto indietro" è uno slogan berlusconiano. Noi siamo sempre stati convinti che fosse giusto così. La social card l'abbiamo fatta noi. Siamo sempre stati i primi nel sostenere politiche di sostegno per chi non arriva alla fine del mese, ma da qui a prevedere delle misure di sussidio universali ed estese a chiunque, a prescindere sia dal contesto sia dal contorno, ce ne passa. Ricordo che, quando abbiamo dato vita alla social card, abbiamo accompagnato il tutto con importanti provvedimenti in favore delle aziende. Lo facevamo per attivare il motore del lavoro e dell'occupazione".

Un luogo focale per il futuro dei giovani è la scuola: voi che idea di formazione portate avanti?

"A me piacerebbe che la scuola dialogasse sempre di più con il mondo del lavoro e delle professioni. Parlo ovviamente delle scuole superiori e del mondo universitario. Abbiamo uno squilibrio eccessivo verso il nozionismo rispetto alla preparazione alla vita, al lavoro, alla professione ed all'autonomia. Guardo alla mia esperienza: ho studiato Giurisprudenza ma, nonostante dopo la laurea fossi pieno di nozioni, se mi avessero detto di scrivere un atto di citazione, non avrei neppure saputo da che parte girarmi. Facendo la pratica, invece, ho imparato una professione. Vorrei che il nostro Paese tornasse ad investire sul rapporto tra il mondo scolastico e quello delle imprese: sono due binari paralleli che devono lavorare in modo coordinato affinché la preparazione sia completa e non solo concentrata sul nozionismo, che è importante ma limitante".

Prossimo appuntamento con il presidente?

"La nostra ambizione è quella di andarlo a trovare sul Colle più alto di Roma. Ma non abbiamo ancora fissato niente".

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