Bibbie sparite e nuove moschee Se il laicismo somiglia a una resa

Madrid cancella i simboli religiosi, Erdogan li costruisce

Bibbie sparite e nuove moschee Se il laicismo somiglia a una resa

Ci sono eventi - in questi giorni fatidici - lontani e apparentemente privi di legami che però raccontano il mondo più di mille analisi di dotti politologi.

Madrid. Il nuovo governo di minoranza formato in tutta fretta dopo la sfiducia votata dal Parlamento a Mariano Rajoy e guidato da Pedro Sánchez, giura nel palazzo della Zarzuela alla presenza di re Felipe IV. Per la prima volta nella storia repubblicana di una delle nazioni più cattoliche d'Europa questa liturgia democratica avviene senza che il nuovo premier santifichi il suo gesto mettendo la mano sopra alla Bibbia. Non solo, la sala era stata precedentemente bonificata da ogni simbolo religioso, come il crocefisso. Stacco.

Istanbul. Il presidente di tutte le Turchie Recep Tayyip Erdogan visita il cantiere dove con ritmi che solo i totalitarismi possono permettersi si va costruendo la nuova moschea di Taksim. Il tempio fa parte della ristrutturazione della centralissima piazza, cuore di tutte le manifestazioni di massa della più grande città turca, che mette a progetto tra l'altro la demolizione del centro culturale Atatürk, sulle rive del Bosforo noto come Akm. L'edificio era francamente bruttino, uno scatolone bucherellato costruito negli anni Sessanta e malissimo invecchiato, una roba da cinegiornale che però gli architetti locali consideravano con orgoglio e affetto uno dei migliori esempi del vernacolo architettonico moderno turco. Ma a sgomentare non è l'oltraggio a un edificio dal controverso fascino, ma il fatto che sia stato sbianchettato un luogo simbolo del laicismo turco, intitolato all'uomo forte che trasformò la Turchia da monarchia ottomana a repubblica che guardava a Occidente. Per dire, Mustafà Kemal (in arte Atatürk, padre della Turchia) introdusse l'alfabeto latino e il calendario gregoriano, abolì il califfato, mantenne l'islam come religione di Stato ma al contempo guardò il clero con sospetto e quindi pose le organizzazioni religiose sotto controllo statale, istituì il suffragio universale, riconobbe la parità dei sessi, vietò l'uso del velo islamico alle donne nei locali pubblici e quello del fez e del turbante agli uomini . Vedeva anche l'alcol con grande favore. Un po' troppo favore secondo coloro che amano ricordare come egli sia morto di cirrosi epatica ad appena cinquantasette anni lasciando il Paese orfano. Tra coloro che non disdegnano di criticare l'amore per i bicchierini di Kemal c'è proprio Erdogan, che nel 2013, quando introdusse una legge molto più restrittiva nei confronti delle bevande alcoliche, si riferì al liberalizzatore come a un «ubriaco». Una frase forte in un Paese dove mancare di rispetto al papà della Patria è tuttora un reato, a Erdogan piacendo.

Madrid e Istanbul. L'Occidente che taglia le sue radici e il Medio Oriente che finge di guardare all'Europa ma in realtà se ne allontana, portando dal liquidatore i libri del suo laicismo e avvicinandosi sempre di più alla ragione sociale di una repubblica islamica.

Non sta a noi trarre conclusioni. Certo, pare davvero che per ogni crocifisso che scompaia in un luogo compaia una moschea altrove. Sarebbe bello un mondo in cui nessuno abbia bisogno di fare della religione un'arma, uno strumento di potere. Sarebbe bello e probabilmente assolato e pacifico. Ma per ora, in attesa che le utopie si decidano a realizzarsi, l'impressione è che ogni passo indietro che facciamo noi ci sia qualcun altro pronto a farne uno avanti.