"Bimbo porta cocomella" Ripreso in un video l'esame-farsa di Suarez

Domande concordate per la prova d'italiano del calciatore che la Juve voleva tesserare

"Bimbo porta cocomella" Ripreso in un video l'esame-farsa di Suarez

«Bambino porta cocomera... cocomero... perperoni...», «Tutto bene...», «Mi chiamo Luis...», «Sono sposato con mia moglie...», «Ho tre figli...», «Sono calciatore...». Tanto basta per essere «promosso».

L'attaccante Luis Suarez come l'attore Johnny Weissmuller: quello della forbita conversazione a colpi di «Io Tarzan, tu Jane...». Sembra esserci un filo - o forse una liana - che intreccia «l'esame di italiano» del «Pistolero» alla complessità comunicativa del personaggio letterario inventato dallo scrittore statunitense Edgar Rice Burroughs: osservando il video dello scorso anno (ma reso pubblico ieri) della «prova linguistica» del campione uruguagio le «affinità» non mancano. Un «film» dove vede Suarez recitare un copione scritto per lui e recapitatogli in anticipo dai - diciamo così - disinvolti docenti (ora indagati per truffa) dell'Università per Stranieri di Perugia. Cioè l'ateneo che, grazie a un «rapporto privilegiato» con i vertici della Juventus (a cominciare dal direttore sportivo, Fabio Paratici, sponsorizzato a sua volta dall'ex ministra Paola De Micheli), avrebbe rilasciare un attestato-tarocco per consentire a Suarez di entrare nella grande famiglia bianconera. Poi non se ne fece nulla, ma non perché Suarez non spiccicava una parola d'Italiano (l'esame-farsa fu infatti «brillantemente» superato...), bensì perché la società di Andrea Agnelli cominciò a sentire puzza di bruciato sia sul fronte della tempistica del tesseramento sportivo sia sotto l'aspetto dei guai giudiziari. Ottimo olfatto, considerato che la procura di Perugia aveva fatto installare nella discussa università umbra microtelecamere per smascherare una serie di presunti giri poco chiari di cui la vicenda-Suarez rappresenterebbe solo un tassello; sebbene poi l'eco mediatica dei soggetti coinvolti abbia finito col focalizzare l'attenzione generale soprattutto nel perimetro del triangolo Juve-Suarez-Agnelli. Anche se Agnelli si è fin dall'inizio dissociato dall'imbroglio-Suarez, tentando di scaricare le responsabilità sul suo braccio destro, Paratici. Ma può il «braccio destro» non sapere ciò che fa il braccio sinistro? L'inchiesta di Perugia, oltre al resto, sta appurando anche questo.

Sta di fatto che il video dello scandalo è davvero tragicomico. Seduto a una scrivania, si vede l'attaccante compilare un modulo e «rispondere» a pseudo-domande poste da due professori il cui atteggiamento definire compiacente sarebbe poco. Luis offre il meglio di sé nella frase: «In questa immagine sono una mamma e un bambino che fa i compiti...»; «E nell'altra?», chiede l'implacabile esaminatore, freddato però dalla replica del «pistolero»: «Ci sono quattro persone, papà, mamma, bambino e bambina... per fare spesa...». La commissione esaminatrice annuisce soddisfatta. Manca poco che ci scappi la lode e pure il bacio accademico, evitato solo da una provvidenziale mascherina anti-Covid. Al termine dei 19 minuti di «dialogo» i sorrisi e gli ammiccamenti dei professori superano di gran lunga le parole effettivamente uscite dalla bocca di Suarez. Che chiude in bellezza: «Gioco da sei anni nel Barcellona...», «Gioco con la famiglia...», «Gioco alla play station...». Anche l'esame, probabilmente, è un «gioco». Che si conclude allegramente tra autografi e selfie di gruppo. C'è anche una docente che, per l'occasione, ha portato il nipotino. Che, da grande, potrà dire orgogliosamente: «Quel giorno c'ero anch'io».

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