"Bin Salman il mandante del delitto Khashoggi"

La Cia ha le prove: «Ordine del principe saudita». A pagare con la vita saranno solo i killer

"Bin Salman il mandante del delitto Khashoggi"

La Cia è giunta alla conclusione che sia stato il principe ereditario saudita, Mohammed Bin Salman, ad ordinare l'eliminazione del giornalista e dissidente Jamal Khashoggi. Il presidente americano, Donald Trump, è stato informato in queste ore dall'intelligente sulle prove raccolte nel delicato dossier, ma considera la monarchia del Golfo «un alleato formidabile».

Khashoggi è stato ucciso e smembrato nel consolato saudita di Istanbul da una squadra di agenti segreti arrivata da Riad. La Cia sarebbe in possesso di alcune intercettazioni compromettenti. Un primo gruppo di telefonate del principe nei giorni precedenti all'omicidio di Stato. E poi la chiamata di un membro del commando di killer ad uno stretto collaboratore di Bin Salman. Nella breve conversazione ha detto: «Puoi dire al capo», che la missione è conclusa. «Il capo» non può essere che Mbs, l'erede al trono, ma non viene mai menzionato.

L'agente intercettato è Abdulaziz Mutreb, uno dei 15 uomini che hanno partecipato all'operazione a Istanbul. Il saudita era stato addestrato nel 2011 a Milano da una società italiana specializzata in intercettazioni. Mutreb parlava ovviamente in arabo e spiegava che «l'azione è stata compiuta». L'ufficiale dei servizi di sicurezza è stato segnalato al fianco del principe saudita durante i suoi viaggi all'estero.

Secondo il New York Times e il Washington Post Khashoggi sarebbe stato convinto da una telefonata trappola a recarsi al consolato in Turchia dal principe Khalid bin Salman, ambasciatore a Washington e fratello dell'erede al trono. Il diplomatico ha smentito: in un tweet ha solo ammesso che «l'ultimo contatto» con Khashoggi è avvenuto il 26 ottobre dello scorso anno.

Gli inquirenti sauditi hanno incriminato 21 persone. L'ultima versione dei fatti è che il giornalista sia morto all'interno del consolato a Istanbul a causa di una dose letale di tranquillanti. Poi il corpo è stato smembrato, ma rimane un mistero che fine abbiano fatto i resti. Questa settimana il procuratore di Riad, Saud al-Mojeb, ha chiesto cinque condanne a morte per l'omicidio di Khashoggi. Ovviamente ha smentito qualsiasi responsabilità dell'erede al trono, nonostante siano coinvolti alti ufficiali molto vicini al principe. Secondo gli atti dell'inchiesta il generale Ahmad al-Assiri, silurato per primo, «ex numero due dell'intelligence» ha ordinato al responsabile della missione «di riportare (in patria) la vittima con la persuasione, ma se fallisse di usare la forza».

Gli Stati Uniti hanno sanzionato 17 funzionari sauditi coinvolti nel complotto compreso Saud al-Qahtani, l'ex consigliere reale per i media, pure lui silurato. La Cia, riferisce una fonte al Washington Post, considera il principe ereditario, che di fatto gestisce il potere in Arabia Saudita «un buon tecnocrate» ma un soggetto volubile e arrogante incapace di «comprendere che alcune cose non si possono fare».

L'obiettivo della casa reale è di trovare dei capri espiatori da sacrificare per «salvare» Mohammed Bin Salman dalle pesanti accuse. Grazie alle condanne a morte saranno messi a tacere per sempre i principali esecutori dell'omicidio, che potrebbero coinvolgere l'erede al trono.