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Il blitz di Mattarella al Csm. E la sinistra lo arruola per il No

Il capo dello Stato presiede a sorpresa il plenum: "Rispetto vicendevole tra istituzioni". Conte e la Schlein esultano, ma il suo non è un attacco alla riforma: il Quirinale è neutrale

Il blitz di Mattarella al Csm. E la sinistra lo arruola per il No
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Vicendevole. Sarà brutto, sarà pure cacofonico, però la chiave politica dell'intervento di Sergio Mattarella al Csm, il primo in undici anni di Quirinale, sta tutta in quell'aggettivo. "Come capo dello Stato avverto la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione al rispetto vicendevole tra le istituzioni, in qualsiasi momento, in qualunque circostanza, nell'interesse della Repubblica". Insomma, vanno rispettate tutte, anche il Consiglio superiore della magistratura, che "non è esente da difetti, lacune, errori", che certo si può criticare e magari pure cambiare con una riforma, ma che ha "ruolo di rilievo costituzionale" e quindi merita il dovuto riguardo da parte della politica e del governo.

Già la presenza di Mattarella, a sorpresa, a un plenum minore chiamato ad occuparsi di concorsi Ue e di normale amministrazione, già questo è un gesto plastico forte: prima di lui si erano visti solo Sandro Pertini e Oscar Scalfaro, in altri contesti come terrorismo e Tangentopoli. Poi il discorso, breve, sferzante, mentre a un mese dal voto infuria la polemica. Nel centrosinistra qualcuno esulta e parla di una scelta di campo. "Il presidente della Repubblica chiede di rispettare l'organo di autogoverno della magistratura - dice Giuseppe Conte - ed è un segnale molto importante. Gli attacchi al Consiglio avevano superato il limite di guardia, ora ci vuole lucidità". Secondo Elly Schlein "il capo dello Stato ha pronunciato un discorso di altissimo livello, va ascoltato e ringraziato". E per Matteo Renzi "ormai la campagna per il referendum è una gara a chi la spara più grossa, come Nordio e Gratteri". Sull'altro versante, il Guardasigilli si dichiara d'accordo: "Apprezzo le sue parole".

Ma in realtà quella del Colle è tutto tranne che un endorsement al No o una risposta alle frasi dure del ministro della Giustizia o del procuratore Gratteri. L'opinione del capo dello Stato sulla riforma non si sa e non si deve sapere. Piuttosto, si tratta di un invito robusto a raffreddare i toni perché il confine è stato passato. Era un passo che non avrebbe mai voluto compiere, lui sempre così attento a non sconfinare dalla sue prerogative. Stavolta poi l'argomento è delicato e divisivo assai.

Finora quindi nemmeno un fiato, un sospiro, un'osservazione, un allusione, un accenno era uscito dal Colle sulla giustizia. La riforma è stata esaminata, dibattuta, votata. Ora che tocca al popolo sovrano prendere la decisione finale, il silenzio era opportuno, obbligato. Ma quando è troppo è troppo. "Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio, per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desidero di sottolineare ancora una volta in valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm".

Troppe le risse, troppi i veleni attorno a un organismo che Mattarella presiede e che "deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estraneo a temi e controversie di natura politica", o dovrebbe, se si pensa alle correnti. E comunque, precisa il presidente, "non parlo da capo della magistratura ma da capo dello Stato" e in tale veste più neutrale chiede di abbassare i toni perché tutti possono sbagliare e "tutte le istituzioni possono essere criticate, siano esse parte del potere legislativo, esecutivo o giudiziario". Quindi, i giudizi negativi al Csm attuale sono legittime, non però gli attacchi scomposti.

Una cosa è il dibattito, pure aspro, un'altra lo scontro e la delegittimazione: la magistratura cerchi di essere trasparente e non protagonista, la politica rispetti la sua autonomia e indipendenza. Quanto alla riforma, saranno i cittadini a scegliere.

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